CHIARA PAVAN I Cercano la bellezza dove nessuno la vede. Nei rumori della vita quotidiana. E nella spazzatura, in mezzo a scope, bidoni, lavandini, spazzoloni, coperchi, rastrelli, cerchioni di ruote, tappi, pneumatici, valigie, persino tra accendini e pacchetti di fiammiferi. Tutto vibra del soffio vitale dell’universo, tutto può trasformarsi in una sinfonia impetuosa, forsennata e irriverente, una colonna sonora che diventa anche visiva, popolata di formidabili ballerini-percussionisti-attori-acrobati capaci di farci guardare il mondo con occhi diversi. Ogni cosa è possibile con gli Stomp.
La celebre compagnia fondata da Luke Cresswell e Steve McNicholas a Brighton nel 1991 torna adesso in Italia – sarà dal 15 al 19 aprile all’Olimpico di Roma e dal 22 al 26 aprile al Politeama Rossetti di Trieste dopo il debutto al Gaber di Milano a febbraio – festeggiando i 35 anni dalla nascita, quando, rivoluzionaria e inventiva, contestava gli effetti del governo Thatcher. “Pestando i piedi” con rabbia, proprio come esige il verbo inglese “to stomp”.
Dopo aver conquistato l’Europa e anche New York, e negli ultimi due anni Asia e Australia, la compagnia si è allargata e rinnovata, sempre nel rispetto del proprio “sguardo” sulla società: “Spero che il nostro spettacolo ispiri a guardare il mondo con occhi creativi – parola di McNicholas – È un gesto di sfida al materialismo, se possiamo fare musica con qualsiasi cosa allora può farlo chiunque”.

Come i Momix che mai invecchiano con le loro coreografie che parlano agli occhi e al cuore, anche gli Stomp restano fedeli al proprio essere, un travolgente mix di ironia, bellezza, ritmi indiavolati e creatività che si rigenera di spettacolo in spettacolo: con loro, ogni oggetto può regalare sorprese, ogni gesto può sprigionare musica, movimento, danza. Tutto diventa così suono, ritmo. Stupore.
LO SGUARDO
Gli Stomp rompono le regole del teatro tradizionale: in scena non ci sono personaggi, trama o parole. Ma oggetti di uso quotidiano che vengono “suonati”, ballati, trasformati in una coreografia urbana vitalissima capace di svelare la bellezza del caos insito dentro ogni contesto cittadino. I performer arrivano in scena in jeans e magliette sdrucite, sembrano essere capitati per caso sul palco, e iniziano a percuotere ritmicamente le tavole del palcoscenico in una sorta di battito tribale che evoca i ritmi del suono primordiale.
Il loro corpo diventa gesto teatrale, si fa ballo e suono al tempo stesso, in un susseguirsi di ritmi indiavolati che si moltiplicano senza sosta: tip tap, flamenco, hip hop, street dance, acrobazia, “body percussion” e divertimento si mescolano in un fluire inarrestabile che scatena l’immaginazione. Perché la musica è ovunque, basta saper ascoltare: è tra le cose attorno a noi, ma anche dentro di noi, nei corpi che producono i suoni o vi reagiscono, nei gesti che legano danzatori e oggetti.

Quella degli Stomp è un’arte che si nutre del quotidiano per restituirne una versione “rock”, potentissima e adrenalinica. Con la loro energia trasformano la scena in un luogo di partecipazione e sorpresa che coinvolge direttamente il pubblico, dimostrando quanto il teatro possa essere un motore sociale. Una potente opera di street art che regala anche un messaggio ecologico, con il chiaro invito a non sprecare, a non consumare troppo e a non “sporcare” il mondo con tutto ciò che il mercato rende subito obsoleto: ogni cosa, in fondo, possiede la propria “musica”, meglio ascoltarla, ballarla e “trasformarla”.

