OLINDO RAMPIN | La Cenerentola di Armando Punzo è una ragazza dal viso celtico e dai capelli rossi, che indossa un cilindro e un grande abito nero di raso, stretto nel busto e amplissimo nella gonna a crinolina. Romantica e neogotica alchimista-filosofa, Viola Ferro attraversa la scena del Teatro Persio Flacco a Volterra con passo cadenzato, e intercala brevi scoppi di risa alle sue sapienziali enunciazioni. Armando Punzo, nel triplice ruolo di doppio maschile di Cenerentola, di pittore e di regista-demiurgo, dirige la danza-fantasmagoria di una festosa schiera di artisti e scienziati: un matematico, uno scrittore, un esploratore, un critico d’arte, un astronomo, un filosofo. Emanuela Dall’aglio li veste di costumi fiabeschi e ricchi di minuzie decorative, nei quali il bianco integrale si contrappone a un nero assoluto, ma puntellato del bianco di lunghe file di bottoni e di preziosità di disegno sulle maniche o sugli iperbolici colletti.
La bicromia bianco/nero domina l’intera concezione visiva, si esprima nei baffi lunghi e spessi o a manubrio o negli abiti da gran gala stravagante, con panciotti, papillon, enormi code di rondine all’insù, sbuffi, colletti e maniche di pizzo, revers a strisce orizzontali bianconere, in testa gli hennin tardogotici alla fiamminga, alti cappelli a cono “delle fate” con stretti sottogola.

ph Stefano Vaja

È una fastosa e aristocratica guignolade, che tempera di teatralismo sgargiante e fiabesco la densità semantica del copione, annunciato dall’esplicativo sottotitolo: L’arte, la scienza e la conoscenza. Le anime virtuose di questo fatato Limbo volterrano, interpretate da un affollatissimo cast che si unisce agli attori della Compagnia della Fortezza, sono sapienti ma non vivono “sanza speme”, senza speranza, come gli «spiriti magni» del primo cerchio dell’Inferno dantesco. Al contrario, la composizione molecolare di folgorazioni creative che con vocalità rapita e gestualità trasognata rivolgono al pubblico nasce sotto il segno del “principio speranza” teorizzato dal filosofo ebreo tedesco Ernst Bloch, autore de Il principio speranza e dello Spirito dell’utopia. Indagatore instancabile della dimensione utopica del pensiero, avversario della realtà come qualcosa di già dato e immutabile, Bloch esamina le infinite potenzialità dell’essere, la “possibilità”, che lui stesso definisce «cenerentola (!) della logica», l’eccedente più grande dell’esistente.

ph Stefano Vaja

Nell’alone suggestivo dell’opera di Bloch, Punzo si propone di ricavarne una tensione drammatica e di tradurre scenicamente un neo-umanistico elogio-abbraccio tra scienze dell’uomo e scienze della natura, potenziato drammaturgicamente dal disegno sonoro di Andreino Salvadori, che lo esegue dal vivo nella buca dell’orchestra. Filosofia e teologia, estetica e critica, matematica e arte si fondono in una visione totale della conoscenza come vitalismo scaccia-cure, come farmaco anti-nichilistico.
La scena di Alessandro Marzetti e dello stesso Punzo è il vastissimo atelier di un pittore: quadri di diverse dimensioni addossati al rovescio sulla parete di fondo, una scala di legno a pioli appoggiata a un telo nero, due casse amplificate. Tra scena e platea un grande cerchio-tela luminoso. Unico personaggio in camicia e pantaloni neri, feriali e ordinari, Punzo usa i tre corridoi della platea come esondazione della scena e abbraccio metaforico agli spettatori. Nel corridoio centrale due attori fanno scivolare, trasportandolo su un invisibile binario, un terzo interprete che si rivolge al pubblico a destra e sinistra, come un oracolo da un ambone mobile.

ph Stefano Vaja

Vengono in mente i quadri del fondatore del Suprematismo, Kazimir Severinovič Malevič: il Quadrato nero su bianco o i Quattro quadrati creati nel 1915. Ci sembra che anche il sostrato “filosofico” di questo nuovo lavoro scenico-pittorico di Punzo sia simpatetico con il pensiero enunciato dall’artista russo, circa la supremazia del “sentimento” sulla rappresentazione, della sensibilità sulla figuratività. Il disegno luci di Andrea Berselli aggiunge ulteriori figure geometriche al ricco mosaico scenico di forme: triangoli, cerchi, rettangoli, cubi, architetture metafisiche. In questo teatro-smanioso si accumulano, come figure e finte-architetture mosse dai “servi di scena”, le citazioni del cubismo picassiano, dei manichini metafisici dechirichiani con teste e gambe per aria, delle eterne bottiglie morandiane, dell’action painting, praticata in una live performance dallo stesso Punzo su fondali appaiati “costruttivisticamente” dagli interpreti, così da creare una enorme tela nera su cui il regista traccia con le mani un esercizio di espressionismo astratto, in cui più dell’opera contano il processo di creazione stesso e la condivisione con il pubblico.

ph Stefano Vaja

Quello che ribolle più in profondità è infatti proprio la trasposizione in altra lingua-cultura, in un sapere universale e in un ardore di conoscenza scientifico-filosofico-religiosa, di mille echi delle avanguardie pittoriche e teatrali novecentesche, teatralizzate da un’opzione idealistico-volontaristica. Il visualismo, l’estetismo della bicromia bianco-nera, convivono con questa mozione etica ed estetica.
Alle nove di mattina del giorno dopo la sembianza inconfondibile dell’infrenabile regista, con una “divisa” nera non dissimile da quella di scena, se non per l’assenza delle macchie di vernice bianca frutto dell’action painting, ci apparirà, vista da dietro, mentre attraversa di gran passo la solitaria e monumentale Piazza dei Priori, cuore di Volterra.

Olindo Rampin

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Compagnia della Fortezza
CENERENTOLA
L’arte, la scienza e la conoscenza

prima assoluta

regia e drammaturgia Armando Punzo

con Abbdssamad Karim, Abd Al Monssif Abd Arahman, Ciro Afeltra, Lugi Ammendola, Marcolino Andriola, Pier Paolo Antonucci, Elisa Betti, Isabella Brogi, Paolo Brucci, Valentin Bucur, Salvatore Buffone, Giacomo Casalati, Daniel Chukwuka, Biagio Cipparano, Paul Cocian, Giovanni Colombo, Pasquale Concas, Salvatore Costantino, Giuseppe Dentice, Felice De Simine, Maurizio Di Bella, Stefano Di Francesco, Lucio Di Iorio, Fabrizio Di Pasquale, Maurizio Diotallevi, Paolo Dori, Anouar Eddahby, Romeo Bogdan Erdei, Vitale Esposito, Salvatore Farina, Pietro Favasuli, Santoro Favasuli, Viola Ferro, Luigi Fontana, Catello Gargiulo, Antonino Gattuso, Francesco Guardo, Antonio Iazzetta, Bashik Khalif, Nik Kodra, Urim Laci, Patrik La Comare, Antonio Lanzano, Jin Jie Lin, Alessandro Lorena, Antonio Maddaluno, Marco Mario Gino Eugenio Marzi, Mbaresim Malaj, Davide Mannarà, Luca Matarazzo, Alessio Mollisi, Ibraimi Musadin, Bustos Tunoo Nay, Arion Nezhaj, Antonio Nocera, Michele Petrizza, Marian Petru Iosif, Mirko Pettinelli, Fernando Poruthoutage, Michele Privitera, Nunzio Proscia, Armando Punzo, Massimiliano Quartarone, Hamadi Rezeg, Andreino Salvadori, Zakaria Safri, Adrian Saracil, Antonio Saracino, Ivan Savic, Domenico Scaramella, Altin Stanescu, Salvatore Stendardo, Giuseppe Terzo, Francesca Tisano, Tommaso Vaja, Fabio Valentino, Stefano Vezzani.

musiche originali e disegno sonoro Andreino Salvadori
scene Alessandro Marzetti e Armando Punzo
costumi Emanuela Dall’aglio
movimenti Pascale Piscina
disegno luci Andrea Berselli
aiuto regia Laura Cleri
assistenti alla regia Alice Toccacieli, Viola Ferro
direzione organizzativa generale Cinzia de Felice

una produzione Carte Blanche ETS / Compagnia Della Fortezza, Fondazione Teatro della Toscana – Teatro Nazionale

Teatro Persio Flacco, Volterra | 1 agosto 2025

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