Chiara Pavan I Maria Paiato entra in scena quasi strisciando – “Viva Re Edoardo”, grida con un’enfasi che stride come un pezzo di gesso sulla lavagna. La sfumatura di velenosa ironia si deposita tra le parole, indicando “l’inverno dello scontento” del suo Riccardo III, l’usurpatore, genio cattivo, crudele e spietato, inarrestabile macchina da guerra ideata da Shakespeare nel 1592 rielaborando gli eventi dopo la Guerra delle due rose.
Il protagonista del “Riccardo III” è un personaggio “enorme”, con cui i grandi attori hanno sempre sognato di misurarsi e che ora l’attrice rodigina ha voluto affrontare grazie all’intesa con il regista Andrea Chiodi. “Si realizzava un mio desiderio – racconta Paiato, non nuova a personaggi maschili sul palco – soprattutto perché Riccardo III possiede una forza incredibile: viaggia nelle profondità del male con un’energia da montagne russe. E l’idea di mettermi in una zona di nero mi piaceva molto”.

Maria Paiato

FIGURA ENIGMATICA E AFFASCINANTE

Al centro del dramma c’è infatti la figura enigmatica e ambiziosa di Riccardo, un corpo deforme capace però di esercitare un fascino inarrestabile e inquietante, pronto a tutto pur di conquistare la corona: un personaggio che incarna la logica del potere intesa come volontà di dominio assoluto, mai come oggi attualissimo.
Come tutti i tiranni, che in nome del potere non si fermano mai, calpestando leggi, persone, diritti e popoli, Riccardo si libera di chiunque intralci il suo cammino verso la corona, fratello e nipotini compresi. Affabulatore ipnotico e seducente, realizza il suo sogno al prezzo di uno spargimento di sangue senza eguali, costruendo la sua strategia su inganni, intrighi e sull’ uccisione mirata di chi si frappone nella corsa verso il suo obiettivo, compresi gli alleati che dapprima lo sostengono e poi lo abbandonano.
Qui troneggia Maria Paiato, pronta a restituire la natura selvaggia del suo personaggio con un furore che domina la scena: il suo Riccardo “in nero”, claudicante e gobbo, destinato a non essere mai re se non con la violenza, reclama con forza il suo diritto a sovvertire le immutabili regole della successione e di “essere” in un mondo in bilico sull’abisso. Riccardo sfida, provoca, assale, persuade e manipola chi gli ruota attorno, mente sembrando sincero, persino con se stesso.

IL MALE POLITICO

Mai come ora Riccardo III ci interroga sulla natura del male politico, esito strutturale di un sistema fondato su prevaricazione, violenza e manipolazione. Chiodi resta fedele al dramma shakespeariano (lo spettacolo dura 2 ore e 45 minuti), costruisce un clima minaccioso immergendo l’opera in un’atmosfera cupa e livida, tra pareti, tendaggi e costumi violacei, escluso Riccardo vestito di nero, che imprigionano i 12 personaggi in un movimento circolare e ripetitivo attorno a un grande tavolo semovibile sovrastato da una bara sospesa.

Riccardo sale e scende dal tavolo, così simile a quelli attorno ai quali siedono i potenti che decidono le sorti del pianeta, dominando il carosello di eventi che innesca. E la sua “corte” instabile di pedine-prede da sconfiggere si muove in girotondo, subendo la sua personale guerra con l’ambizione di diventare re. Govanni Franzoni è l’ambiguo cugino Buckingham complice finché non conviene, Igor Horvat è il fratello maggiore re Edoardo IV, ormai consumato, e Francesca Chiocchetti la sua regina, Elisabetta, che cerca di difendere i figli con la parola; Emiliano Masala è il fragile Clarence, altro fratello che Riccardo fa uccidere; Riccard Bocci e Tommaso Cardarelli sono Hastings e Rivers, destinati ad essere spazzati via. E poi Carlotta Vescovo, la regina Margherita destituita, memoria di tutto il sangue versato; Giovanna Di Rauso, la Duchessa di York, è la madre dei tre fratelli, Riccardo, re Edoardo e Clarence, donna severa che assiste ferita allo sfacelo attorno a sé; Ludovica D’Auria è la giovane Lady Anna che viene circuita da Riccardo al funerale del marito; Cristiano Moioli e Lorenzo Vio, impegnati in più ruoli, rappresentano il braccio armato del potere, quello che “normalizza” le decisioni più atroci.

Perché in questo “inverno dello scontentomoralità e coscienza non contano più nulla. E alla fine, quando Riccardo rimane da solo, perseguitato dai fantasmi di chi ha assassinato, il cerchio si chiude mostrando la disfatta di un metodo: chi costruisce il proprio regno sulla violenza finisce per abitare soltanto ciò che ha distrutto. Un monito per questo presente.

Riccardo III

regia Andrea Chiodi
produzione Centro Teatrale Bresciano, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Biondo di Palermo, Teatro di Roma-Teatro Nazionale
visto al Teatro Toniolo di Mestre VE

Lascia un commento