Venezia – I loro nomi sembrano quasi una dichiarazione d’intenti: croissant come un bocconcino fragrante di dolcezza cui è difficile resistere, caprese per un colpo di fulmine tra rosso e bianco, trèsor per celebrare l’amore più selvaggio, RSVP per giocare con la gentilezza. E poi Trousse à porter, oblò, uovo, longuette. Le borse parlano altre lingue. Come baci che sigillano nuovi legami. Non è un caso, infatti, che la veneziana Roberta Pellizzato abbia seduttivamente chiamato le sue creazioni bacididama. Una sfida al mondo di oggi che sforna in velocità oggetti tutti uguali usa e getta, senza personalità e senz’anima.

Veneziana doc, classe 1963, laurea in Lingue e letterature straniere a Ca’ Foscari, un passato nella formazione e nelle risorse umane, anche nel mondo dell’ospitalità ed esperienze in campi che lasciavano spazio alla sua indole, Pellizzato è una “creativa” che ama “dare forma ai sogni”. Mescolando forme, tessuti, pelli, colori, pietre, perle, sigilli d’argento. I sogni, in fondo, sono unici come le sue creazioni: “Mai una borsa uguale all’altra”, precisa decisa, ognuna deve accogliere dentro di sé un piccolo dettaglio che la rende speciale. Unica come la città in cui nascono le idee, Venezia. Il suo piccolo laboratorio al Lido di Venezia, popolato di luce, colori, borse dalle forme più diverse, macchine da cucire, tessuti e prototipi di creazioni che presto troveranno nuova vita, è un universo di magie in cui modellare i “sogni”. Non solo i suoi.
ESAUDIRE DESIDERI
“Creare borse è come esaudire un desiderio diverso da cliente a cliente”, spiega. Una passione nata più di vent’anni fa, quasi per gioco, riprendendo vecchi materiali usati cui dare altra vita con un occhio – al tempo anticipatore – rivolto alla sostenibilità e all’ambiente. “È un modo per trasportare nel futuro le emozioni del passato, dando attenzione alla salute dell’ambiente”.
Di anno in anno, borsa dopo borsa e sfida dopo sfida, Pellizzato si è fatta largo nel territorio, non solo grazie al passaparola tra le sue clienti e alle borse esposte in molti negozi della città, all’Hotel Excelsior del Lido, a Punta Conterie, a Murano, nella parte allora dedicata all’artigianato veneziano, e poi a Jesolo, Novara, Vicenza, approdando anche alla Fashion Week di Pordenone, “dove un modello ha sfilato portando al braccio una mia borsa unisex“, e poi anche al Salone Alto Artigianato Italiano 2025 e nel 2024 al Venice Original. Per non parlare della recentissima esposizione a Taormina e prossimamente a Ravello. Ora le sue creazioni sono ospitate nel bookshop del Museo Fortuny y Madrazo e a Ca’ Rezzonico, a Venezia.
LO SGUARDO
“È come se il tessuto mi chiamasse – conferma Roberta – quando lo scelgo, so già cosa fare. Poi si tratta di un lavoro complesso fatto di addizioni e sottrazioni, del creare facendo. Ho molta immaginazione, mi diverto molto in questo processo, ma alle clienti chiedo anche un atto di fiducia. Perché cerco sì di dare forma alle loro idee, ma nello stesso tempo devo seguire un percorso. Devo prima capire chi ho davanti e poi procedo, seguendo il mio istinto“. Le sue borse “su misura”, spesso reversibili e «piene di sorprese» al loro interno, hanno bisogno di tempo per essere realizzate e consegnate. “Non è come entrare in un negozio dove scegli tra la merce esposta e acquisti – osserva Pellizzato – con me è diverso, è un percorso condiviso di idee e suggestioni, mie ma anche delle clienti”. E il suo sito Instagram lo dimostra, accompagnando il visitatore in un sorprendente viaggio tra centinaia di creazioni.

IL PERCORSO
L’artigiana veneziana cerca con attenzione le stoffe adatte. Seta, lino, cotone, lana, broccati, velluti, camoscio, pellami e lavorazioni all’uncinetto. Che lei si diverte ad accostare, legandoli a materiali sempre diversi: ecco perle, ricami, fiocchi, e per i manici anche bambù, sigilli d’argento, addirittura cime delle barche o da montagna, ma anche perle a lume della tradizione artigiana veneziana. Le sue borse, dalle forme più diverse – dalle mini pochette a crochet alle “bag” per tutti i giorni passando per zainetti unisex e bauletti preziosi – rappresentano un viaggio nella creatività artigiana che sconfina nell’arte. “Quando creo su ordinazione, seguendo i “desiderata” di una cliente, mi sento più artigiana – conferma Pellizzato – Quando invece produco d’istinto, senza vincoli o regole, allora mi sento libera. Chi viene in laboratorio, mi indica il colore, la forma, l’uso che deve fare della borsa, ma spesso poi aggiunge “fai tu”, e questo libera la mia creatività. Certo, c’è sempre un po’ di tensione alla consegna, ma quella fa anche parte del gioco”.

Perché è lì, in quel nucleo vitale in cui si mescolano suggestioni, pensieri, sguardo e anche tatto, che si sprigiona la creatività. “La produzione che non prevede alcuna indicazione è quella più “selvaggia” e più divertente, e forse sì, potrebbe essere chiamata artistica – osserva Pellizzato – Vero è che dopo due o tre articoli su ordinazione, ho bisogno di elaborare un articolo “selvaggio”, anche se sono stretta con i tempi”. Certo, non è facile vivere d’artigianato, “ma questo lavoro e gli incontri con le clienti mi ripagano di tutto. Dietro ogni borsa c’è una storia. C’è un’emozione. Io ci metto il cuore. Ed è bellissimo“.
C.Ca.
