CHIARA PAVAN I Gli occhi di Rezza & Mastrella sono una grande finestra aperta sul mondo. E soprattutto sugli esseri umani di oggi, “vegetali” che faticano a vedere, a capire, a sintonizzarsi l’uno sull’altro. Tanto più se il pensiero “di una mente razionale si accricchia o si accrocchia” su se stesso senza trovare una via d’uscita, in un mondo che sembra aver perso senso, umanità e giustizia.
Con “Metadietro” – visto al Teatro Astra di Vicenza – il duo di artisti premiato con il Leone d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia torna a navigare nel mare agitato dell’assurdo, in uno spettacolo che diventa viaggio e naufragio al tempo stesso. Il titolo è già una dichiarazione di intenti: “Metadietro” indica un movimento impossibile, la volontà di andare oltre tornando indietro, la ricerca di un “oltre” che si rovescia in retroguardia. “Cosa vedi?”, chiede l’ammiraglio Antonio Rezza al capitano e compagno di avventura Daniele Cavaioli: “Te da dietro” replica lui. “E come mi vedi?” “Grande”. “Perché stai usando… il cannocchiale. Te da dietro, me da dietro…”.

LO SGUARDO

Al centro della scena, un habitat dominato di colori, blu, rosso e giallo, ideato da Flavia Mastrella, un ambiente fluido capace di trasformarsi progressivamente, un po’ nave, un po’ tenda indiana, vela d’altura e persino astronave, uno spazio marino e aereo allo stesso tempo, fluido e vivo, che assorbe e riflette ogni movimento di Antonio Rezza, “ammiraglio” solitario di una traversata mentale. Il cuore dello spettacolo è il tema dell’incomunicabilità, che Rezza trasforma in materia scenica viva in un fluire di parole che si assemblano, si contraggono e si deformano fino a diventare ritmo dentro cui perdersi.

Gli uomini, nel suo universo, parlano ma non si intendono, convivono ma non si incontrano. Il percorso procede per slittamenti, con Rezza che si muove, corre, scatta, grida e si contorce, riaffiorando come un naufrago in cerca di un linguaggio che sembra non esistere più. Cavaioli si staglia enigmatico al suo fianco, sorta di eco umana, di presenza di contrasto che riflette la furia del protagonista. Più che una narrazione lineare, quello di Rezza è un flusso verbale animato da collisioni linguistiche, torsioni improvvise, accelerazioni.
Tutto esplode e implode: le tragedie in mare, il genocidio palestinese, le contraddizioni del presente, i cortocircuiti del potere, le assurdità del nostro vivere quotidiano, le fughe in avanti della civiltà tecnologica, le folli idee di conquista. Non c’è spazio per la commozione, tutto diventa gesto ridicolo, le bandiere sono ormai stracci, gli obiettivi perdono consistenza. Il pubblico ride, ma la risata apre delle crepe: l’assurdo è un vero e proprio cannocchiale sulla realtà contemporanea.

TEATRO “DA SENTIRE”

“Metadietro” è un teatro che sfugge a logica e controllo: va “sentito” più che capito, va “attraversato” nei suoi cortocircuiti di senso, nelle vertigini delle parole che stridono. E’ un teatro che spiazza, disturba e “lavora dentro”, spingendoci in un presente in tempesta che non vorremmo forse vedere, così sporco, violento e pieno di cadaveri.
L’uomo di Rezza & Mastrella è così un naufrago senza meta che schizza sempre in avanti per non fermarsi, che parla perché non sa cosa sia il silenzio, che consuma perché non sa far altro. Un uomo che ha smarrito il proprio asse, che ha dimenticato i concetti di “giustizia, uguaglianza, spiritualità”. È il viaggiatore dell’Occidente prigioniero di un movimento privo di direzione. Un po’ come il gruppo di spettatori chiamato a salire sul palco e a saltellare con Rezza come una pletora di “russi idioti” alla conquista dello spazio. E lo spettacolo scava senza paura nella solitudine della modernità, tra “relitti e potenti” che camminano senza orientamento, che parlano senza linguaggio, che consumano esperienze senza mai incontrarsi. Un eterno ritorno in cerca di qualcosa che non c’è più.

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