CHIARA PAVAN I Che fatica avere trent’anni in questo presente così traballante e pieno di trabocchetti dove tutto sembra finire in un frullatore. E com’è difficile il passaggio all’età adulta, in barba a titoli di studi e competenze, tra lavori sempre provvisori, colloqui assurdi, candidature online senza fine, contratti che non danno certezze, casa che non si trova, mutui impossibili, amori volatili e fregature, anche umane, sempre all’angolo. Monir Ghassem affronta con grazia e al tempo stesso ironica ferocia la precarietà e la confusione tipica dei Millennials. In “Articolo 1”, ospite della stagione di Stand up del Teatro al Parco di Mestre, la giovane autrice e comica italo-iraniana, ormai celebre volto di Propaganda Live su La 7, si misura con sogni e frustrazioni dei giovani di oggi, mai così disorientati e in difficoltà davanti a un mondo che sembra aver perso ogni punto di riferimento.

IL NOSTRO PRESENTE

Figlia di un rifugiato politico “ormai più italiano di Di Maio”, Ghassem si muove con sguardo lucido e “gentilmente” spietato tra le contraddizioni sociali di oggi, giocando divertita con il pubblico che diventa parte attiva del suo show. Partendo da se stessa, dalla sua doppia laurea in relazioni internazionali e dalle difficoltà quotidiane nel trovare un lavoro o fronteggiare la rabbia crescente davanti alla “waste land” delle non-opportunità, Monir svela con intelligente ironia il lato brutale di un mondo non più a misura di nessuno, tanto più dei Millennials, “ancora più sfigati” della generazione precedente, la X, (“poveri i quaranta-cinquantenni che si erano illusi di avere delle certezze”): i colloqui più assurdi, compresi quelli di gruppo (“a me, insieme ad altri 15, hanno chiesto di costruire un portapenne di Lego”) e quelli “personali” in cui ti domandano “perché pensi di essere speciale?”.

Monir Ghassem: giovani, laureati e disperatamente confusi

Ci sono poi i lavori, anzi, “i tre peggiori lavori in nero” da subire per sopravvivere, dalle “ripetizioni ai bambini del quartiere” all’impiego di commessa a Londra con una capa aggressiva e alcolizzata, fino a ritrovarsi cameriera per un insopportabile e stereotipato “ristoratore under 30 che si è fatto da solo”. E poi gli aperitivi con colleghe over 65 che ti raccontano del loro sesso estremo, le “prime volte” dei ragazzi degli anni ’90 sotto il maleficio di “Tre metri sopra il cielo”, le serie tv che segnano l’immaginario collettivo, con gli Usa che lanciano “le quattro stronze ricchissime, magrissime, bianchissime e fighissime” di Sex & The City, “delle vere mercenarie”, e l’Italia che risponde con “Un medico in famiglia” e il suo dottore vedovo con dieci figli a carico. Ma “com’è il sesso a 30 anni? Dove si fa l’amore? Sul letto Ikea?” chiede Monir interrogando il pubblico: “Siete contenti? State vivendo il momento più bello della vostra vita?”.

L’OCCHIO FEROCE

Lei, invece, si ritrova circondata da “figli non tuoi”, invitata “a matrimoni non tuoi” e in balia di capi cattivi e avvelenati con la vita che “non rinnovano il contratto” all’impiegata che rimane incinta. Ed è qui che Ghassem affonda il coltello, raccontando con sincerità il “siamo incinte” e il “che se fa?” in una società che non offre molte alternative alle donne: e il suo surreale monologo sull’interruzione di gravidanza rispecchia i timori, le insoddisfazioni e l’amarezza di una generazione che fatica a restare “in piedi” nonostante tutto.
Con l’ironia intelligente di “una donna che contiene tante moltitudini”, Monir scruta, consapevole e per niente confusa, una disperazione collettiva che non può far altro che sopravvivere, magari con un sorriso disincantato e sarcastico.

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