CHIARA PAVAN I Il suo “vocabolario fisico” ha cambiato la danza. Contrazione e rilascio: movimenti decisi, spigolosi e diretti, eppure così potenti e poetici, capaci di rianimare il corpo con un’emozione pura ed elettrica. Il suo stile, rivoluzionario e profondamente anticipatore, ha segnato il mondo. Martha Graham ha davvero lasciato un segno indelebile nella cultura contemporanea, influenzando generazioni di coreografi – tra cui Merce Merce Cunningham, Paul Taylor e Twyla Tharp -, e aprendo nuovi orizzonti nel linguaggio coreutico.
Nel 1998, la rivista Time l’ha nominata Ballerina del secolo, People l’ha inserita tra le Icone femminili del secolo, il Washington Post l’ha definita “una delle sette meraviglie dell’universo artistico”, riconosciuta come una delle forze artistiche più importanti del ventesimo secolo, al fianco di Picasso, James Joyce, Stravinsky e Frank Lloyd Wright. E ancor oggi, con oltre 180 coreografie all’attivo, la sua eredità continua a ispirare danzatori e coreografi.
Ora, per celebrare il centenario della nascita della compagnia, la Martha Graham Dance Company torna al Gran Teatro La Fenice di Venezia, cinquantuno anni dopo la sua ultima apparizione, con un repertorio che intreccia opere iconiche della sua fondatrice e nuove creazioni contemporanee. Uno spettacolo – cinque le repliche in programma dal 6 al 10 maggio, nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto – che non è solo un ritorno, ma diventa un’occasione per esplorare la complessità dell’esperienza umana attraverso la danza, rivelando la bellezza e la fragilità dell’esistenza.
UN PONTE TRA PASSATO E PRESENTE
Considerata la più antica compagnia di modern dance americana, sempre all’avanguardia nell’evoluzione della danza, la Martha Graham Dance Company non solo preserva il linguaggio della sua fondatrice, ma lo reinterpreta integrando le nuove voci e le nuove visioni del panorama coreutico contemporaneo. E a suoi storici capolavori, tuttora avvincenti, si affiancano nuove creazioni, commissionate ad autori contemporanei (tra i tanti Lucinda Childs, Marie Chouinard, Michelle Dorrance, Nacho Duato, Mats Ek, Michael Kliën, Richard Move, Gwen Welliver e Robert Wilson) ma concepite sempre nello spirito della modern dance.
A Venezia vengono presentate tre creazioni di Graham, pezzi di storia del balletto moderno che consentiranno di entrare nel mondo visionario della grande coreografa, “Diversion of Angels”, “Lamentation”e “Chronicle”, cui si lega “En Masse”, nuovo lavoro firmato dalla coreografa Hope Boykin, ex danzatrice di Alvin Ailey, che esplora tematiche sociali americane attraverso la musica di Leonard Bernstein. Un pezzo che rappresenta un ponte tra il passato e il presente, un modo per onorare l’eredità di Graham mentre si guarda verso il futuro.
RIFLESSIONI SULL’AMORE E SULLA GUERRA
Il programma si apre con “Diversion of Angels”, una potente riflessione sull’amore rappresentato attraverso tre coppie di danzatori. La musica di Norman Dello Joio segue questo viaggio emotivo in cui le diverse fasi dell’amore si snodano in un giardino immaginario e la danza diventa un atto di esplorazione, un invito a immergersi nelle sfumature e nelle complessità delle relazioni umane. Ecco allora che la coppia in bianco rappresenta l’amore maturo in perfetto equilibrio; quella in rosso indica il fuoco della passione, mentre quella in giallo il sentimento più adolescenziale.

Segue “Lamentation“, il suo debutto a New York l’8 gennaio 1930 su musica del compositore ungherese Zoltán Kodály, che pone al centro una ballerina avvolta in un tubo di maglia viola. Una sorta di scultura in movimento con un corpo -né umano né animale, né maschile né femminile – che si dibatte all’interno del materiale, e dove la danza viene eseguita quasi interamente da seduta. Un percorso nell’essenza stessa del dolore.
Ecco poi, “En Masse” (2025), commissionato per celebrare GRAHAM100,il centenario della Martha Graham Dance Company, e presentata in prima assoluta lo scorso ottobre in California, in occasione del 250° anniversario della fondazione degli Stati Uniti. Per questo nuovo progetto, firmato da Hope Boykin, è stata ripresa una collaborazione della fine degli anni Ottanta tra Martha Graham e Leonard Bernstein. Documenti d’archivio mostrano che i due artisti furono ispirati da vari temi inerenti questioni sociali americane, anche se alla fine quel lavoro non andò in porto. Tuttavia, nel corso della ricerca, la Leonard Bernstein Organization ha scoperto un brano musicale molto breve e sconosciuto intitolato “Vivace “che, a quanto pare, Bernstein aveva composto per Martha Graham. La partitura di “En Masse” è proprio un ‘ampliamento’ di “Vivace” scritto da Christopher Rountree. È accompagnata da un nuovo arrangiamento, sempre di Rountree, di estratti da “Mess” di Leonard Bernstein.
Lo spettacolo si chiude con “Chronicle“, mai così attuale in tempi di guerra e di regimi che tengono il mondo sotto scacco, che debuttò al Guild Theater di New York il 20 dicembre 1936. Il balletto rispondeva alla minaccia del fascismo in Europa. All’inizio di quell’anno, infatti, la coreografa aveva rifiutato un invito a partecipare alle Olimpiadi in Germania: “Troverei impossibile ballare in Germania al momento – disse al tempo – Così tanti artisti che rispetto e ammiro sono stati perseguitati, sono stati privati del diritto di lavorare per ragioni ridicole e insoddisfacenti, che considererei impossibile identificarmi, accettando l’invito, con il regime che ha reso possibili tali cose. Inoltre, alcuni membri del mio gruppo di concerti non sarebbero benvenuti in Germania“. “Chronicle” non racconta la guerra; piuttosto, evocandone le immagini, ne delinea il fatidico preludio, ritrae la devastazione spirituale che lascia e suggerisce una risposta. La musica di Wallingford Riegger sottolinea la gravità di questa riflessione, rendendo la danza un atto di resistenza e testimonianza.

