CHIARA PAVAN I Una favola universale come la Bella Addormentata che diventa metafora del potere contemporaneo che ingabbia e diventare prigione. E il potere della danza che invece tutto trasforma, risvegliando anima e coscienze attraverso l’ascolto, la compassione, la capacità di sentirsi umani. Mauro Astolfi con la sua Spellbound Company si diverte a sovvertire i codici narrativi e i simbolismi della celebre fiaba di Perrault e in “The Sleeping Queen”, il nuovo lavoro atteso in prima nazionale al Comunale di Vicenza domenica 26 aprile, regala una potente riflessione sul nostro presente, mai come ora ostaggio di “poteri” che hanno dimenticato la loro umanità.
Al centro dello spettacolo non più una principessa colpita da una maledizione soprannaturale, bensì una regina intrappolata in un mondo che non le appartiene più, un luogo oscuro in cui ha perso il contatto non solo con se stessa e la sua “missione”, ma anche con le persone che governa.
Ecco allora che la puntura del fuso, quella che porta al sonno diventa, per Astolfi, una “ferita” simbolica legata al ruolo della regina: un evento, forse un abuso o un’azione dettata dall’egoismo, la allontanano dalla propria umanità, schiacciandola in una spirale di stasi e autocompiacimento.
IL VELENO
“Il potere stesso, che da strumento di costruzione e ascolto si trasforma in un veleno – scrive il coreografo nelle sue note di regia – diventa un peso che la isola e la anestetizza. Il “sonno” in cui cade non è uno stato di incantesimo, ma una condizione psicologica e spirituale: l’incapacità di vedere, ascoltare e connettersi con chi dipende da lei. Circondata dalle mura del suo “castello”, la regina vive un isolamento che non è solo fisico, ma profondamente esistenziale, un luogo dove il tempo sembra sospeso e il dialogo con l’esterno è stato spezzato”.
Circondata da “rovi”, barriere invisibili costruite dal privilegio, dalla paura e dalla perdita di empatia, la regina si ritrova immobilizzata dentro se stessa. Come risvegliarsi?
Il cuore narrativo del balletto ruota attorno al tema del risveglio: se a salvare la Bella Addormentata della fiaba era il bacio del principe, atto d’amore arrivato dal’ esterno, a riscuotere la regina “intrappolata” in se stessa è un gesto interno, intimo, che la spinge a ritornare all’essenza dell’essere umano che abita dietro la maschera della sovranità. “È un cammino di riconnessone con la realtà e con coloro che, nella struttura gerarchica del potere, sono stati ignorati o soffocati – osserva Astolfi – Il “bacio” simbolico non è un gesto romantico, ma un confronto diretto con la sofferenza, la ribellione o persino la speranza di chi la circonda”.
LA RINASCITA
Ecco allora che “The Sleeping Queen” diventa il risveglio dell’anima, la rinascita di un potere che arriva attraverso l’ascolto, la compassione e il riconoscimento della propria fragilità. La regina, alla fine, non si risveglia tanto per essere salvata, ma per riscoprire se stessa come donna, leader e, soprattutto, come essere umano. Astolfi regala un viaggio introspettivo e sociale in cui dimensione interiore e dimensione politica si intrecciano continuamente.
La sua riflessione sul potere prende forma, in sala prove, da immagini, improvvisazioni e strutture già definite, come conferma il coreografo, “poi il margine dell’elaborazione resta completamente nelle mani dei danzatori. Io creo fisicamente tutti i movimenti, dopo di che loro lo processano. E a volte il risultato che ne esce fuori è molto più bello di quanto avessi immaginato. Ho cercato di trasferire a ognuno di loro un personaggio particolare che avesse qualcosa a livello interiore: all’esterno, apparentemente, sembra un gruppo organizzato, obbediente e fedele, ma al tempo stesso, al suo interno, si notano le differenze. C’è quello che è più ambizioso, il più devoto, chi sa cosa assorbire, chi è terrorizzato dalla possibilità di perdere il lavoro. Si può trovare tutta l’umanità in un contesto simile, dove c’è tutto tranne che il reale interesse per ciò che quel partito o quella situazione stanno cercando di stabilire”.

