CHIARA PAVAN I L’energia “feroce”, pura e non filtrata che si sprigiona quando le persone danzano insieme. La musica che “si fa” corpo collettivo, ritmo, tensione. Come in un rave. O in un rito ancestrale. Con Hofesh Shechter la danza diventa immersione nel movimento, esperienza euforica capace di coinvolgere tutti i sensi, viaggiando nella profondità della nostra coscienza: il suo nuovo lavoro, “In the brain”, atteso al Comunale di Vicenza domenica 17 maggio (alle 20 incontro con la critica Marinella Guatterini) non vuol essere un “semplice” spettacolo cui assistere, ma un evento dentro cui abbandonarsi.

1. IN THE BRAIN (Todd MacDonald)

Il coreografo anglo-israeliano arriva in Italia con la Shechter II, la formazione di performer tra i 18 e i 25 anni – scelti tra oltre 1.200 candidati da tutto il mondo -, scatenandola in un’ora e più di musica e ritmo dove svaniscono identità e storie. L’opera nasce da “Cave”, un lavoro di 15 minuti che Shechter aveva realizzato nel 2022 per la Martha Graham Company a New York, ispirato alla vita notturna e a quella strana alchimia che nasce quando si balla insieme per ore. Il progetto è diventato poi uno spettacolo completo, con otto giovani ballerini in scena avvolti dalla musica elettronica, ideata dallo stesso Shechter.

LO SPAZIO IN CUI PERDERSI

In the brain” diventa così uno spazio in cui liberarsi, perdersi, abbandonarsi al movimento, al peso del suono, all’euforia dei corpi che si incontrano e vibrano l’uno con l’altro. Senza barriere. Ed è proprio sul palcoscenico, luogo che per Shechter rispecchia la vita e “ci permette di reinventarla nel modo in cui preferiamo”, che si possono esprimere fantasie, sogni e ambizioni celati dentro di noi, spesso difficilmente esprimibili.

Esibirsi su un palcoscenico – ha ammesso in una recente intervista su Rolling Stone – è un’esperienza molto potente, proprio come un sogno”. Di qui la sua visione “terrena”, la sua celebrazione ad alta tensione del movimento, della musica e dell’energia che tutto travolge e avvolge, con ballerini che non si limitano a esibirsi, ma si scatenano incarnando il ritmo nei loro corpi, e infrangendo così la barriera tra palcoscenico e pubblico.

L’UMANITÀ COME CASA

Nato a Gerusalemme nel 1975, Shechter vive da moltissimo tempo a Londra, dove ha fondato le sue compagnie. “Sono nato a Gerusalemme ma sentivo di non appartenere lì – dice spesso – e mi sono trasferito prestissimo in Europa, ma anche qui non appartengo esattamente. Il mondo è la mia casa, gli esseri umani la mia comunità”.
Nominato nel 2018 Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico per i suoi servizi alla danza e inserito dalla rivista The Stage tra i 100 artisti più influenti al mondo, Shechter non è soltanto un gigante della coreografia contemporanea, ma anche un apprezzato musicista e compositore. “Quando ho iniziato a creare coreografie, comporre musica è diventato un aspetto fondamentale per me – ha spiegato sempre a Rolling Stone- La sensazione è che la musica sia il motore, che dia senso a un mondo e un’atmosfera alla danza, che la regga e la guidi. Penso che il miglior punto di partenza per creare musica sia l’istinto. E quella sensazione che la musica possa trasportarti in un altro regno è qualcosa che sento, in cui credo e che continuo a cercare. Cerco di seguire i suoni che mi muovono, che mi sembrano interessanti, che scolpiscono la mia mente e il mio spirito, che mi portano lontano”.
Suoni che uniscano le persone, tanto più in quest’epoca devastata dai conflitti. Così la danza diventa uno strumento per toccare le coscienze. “Mi interessa portare alla luce le emozioni umane, come la speranza, la paura, la disperazione. Tutto questo trascende la danza. La danza non è che un mezzo, uno strumento per approfondire ciò che davvero mi sta a cuore: l’esperienza e le difficoltà umane. Quando lavoro, tento di creare qualcosa che risulti interessante sia per me che per i ballerini perché ritengo che oggigiorno viviamo in un mondo così frenetico e saturo che se proprio dobbiamo disturbarci a fare qualcosa, che sia almeno qualcosa che ci sta a cuore”.

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