Il teatro, per Davide Iodice, è soprattutto “relazione vitale con le persone”, che siano i ragazzi con sindrome di Down, autismo, Asperger della Scuola Elementare del Teatro – Conservatorio Popolare delle Arti Sceniche con cui ha dato vita a “Pinocchio, che cos’è una persona?”, applauditissimo al Festival Internazionale del Teatro della Biennale dello scorso anno, o i residenti della Casa di Riposo San Giobbe di Venezia al centro di “Promemoria”, la nuova creazione site specific presentata quest’estate alla kermesse diretta da Willem Dafoe. Un’opera-laboratorio sfociata adesso in una mostra, “Promemoria”. Immagini dal progetto speciale di ricerca, pedagogia e creazione”, allestita fino al 6 novembre nel chiostro della Rsa veneziana, che documenta il percorso nella sua visione più ampia: un emozionante viaggio attraverso 74 immagini – firmate da Andrea Avezzù su commissione della Biennale e integrate dalle foto realizzate spontaneamente da Carlotta Vinanti, collaboratrice di Biennale, e da alcuni operatori della struttura – che raccontano non soltanto quello che è andato in scena, ma anche il tragitto umano, creativo e relazionale alla base del lavoro di Iodice e le diverse fasi del progetto che ha preso forma durante il 54. Festival del Teatro, coinvolgendo per molti mesi gli ospiti della Casa veneziana e le persone che li accompagnavano, assistevano e curavano. Il celebre regista e pedagogo napoletano, che da sempre porta avanti una ricerca artistica unica, capace di mescolare poesia e libera espressione, la forza della comunità, la fragile bellezza e l’importanza del prendersi cura, a Venezia si è messo in ascolto di vissuti, pensieri e desideri degli anziani, comprese le loro memorie e dimenticanze, “materiale” che ha poi preso forma in un racconto corale e pubblico. 

LO SGUARDO

“Promemoria” non è un lavoro sulla memoria degli anziani – spiega l’artista – ma qualcosa che ricorda a noi, che la memoria ce la abbiamo, che ci sono pochissime cose importanti nella vita. Con gli ospiti della Rsa ci siamo chiesti quali siano le cose che restano. Sono poche, in fondo: se hai amato e sei stato amato, se hai perso un affetto importante, se sei stato parte di una comunità, se hai avuto una grande passione o un’idea. E queste cose non si dimenticano mai. Vedere la vita di una Rsa dal “dentro” per me è stato di una potenza sorprendente. Queste persone sono cariche di vita. Il mio promemoria è proprio questo: abbuffarsi di vita. Fino all’ultimo istante. Di qui il titolo”.

GLI SPECIALISTI “DELL’ESISTENZA E DELLA SCENA”

Un progetto di ricerca, pedagogia e creazione, dove gli “specialisti della scena” si sono affiancati agli “specialisti dell’esistenza”, cioè i residenti della struttura, e agli “specialisti della cura”, gli operatori e il personale della Rsa, e con loro “abbiamo scritto, cantato, parlato insieme, protetti dalla rete dorata offerta dalla relazione” aggiunge Aida Talliente, collaboratrice storica di Iodice, coautrice artistica e pedagogica del progetto, per arrivare a costruire così un “archivio di voci nel quale gli altri non sono percepiti come estranei, ma come possibilità di noi stessi”. 

Le foto della mostra restituiscono volti, sguardi, sorrisi, “corse” in sedia a rotelle, mani al lavoro, mani intrecciate, abbracci, chiacchiere davanti a un tè, risate con le braccia alzate, camminate insieme: sono le emozioni dell’incontro, la potenza dell’arte che regala gioia e novità, la bellezza dell’ascolto che dona voce a chi crede di non averla più. “In queste immagini – osserva Iodice – affiora una vitalità incredibile, anche struggente, che ribadisce un grande attaccamento alla vita. Mi ricorda molto mio padre, al tempo mi diceva “mi voglio abbuffare di vita”. Certo, ci sono stati momenti dolorosi in questo viaggio, abbiamo lavorato con persone che sapevamo dovevano salutarci, e li abbiamo accompagnati in questo percorso. Questo, per me, significa teatro: non è solo una confezione tecnica, ma un processo di relazione”. 

TRA “PINOCCHIO” E “LA VEGLIA”

La documentazione di “Promemoria” entra a far parte del patrimonio dell’Archivio Storico – Centro internazionale della Ricerca sulle arti contemporanee della Biennale, proprio per preservare le tracce di una esperienza che ha unito pratica artistica, ricerca e relazione, ponendosi così come stimolo per nuove esperienze future. Dopo la mostra, è in programma anche un documentario, a cura di Rai5 in collaborazione con la Biennale di Venezia. 

Iodice, che nel frattempo prosegue con il tour di “Pinocchio, che cos’è una persona?” – è atteso al Civico di Schio il 17 ottobre e al Comunale di Vicenza il 13 novembre- prosegue la sua collaborazione con la Biennale di Venezia con il progetto “La veglia”, in programma il 4 novembre, nella sede dell’Archivio all’Arsenale, dalle 18 all’una di notte. Un viaggio nella memoria dell””Acqua Granda” del 1966 che segnò profondamente Venezia e la sua storia recente: ideata da Marco Paolini e Michela Signori nell’ambito del progetto Atlante delle Rive, con la collaborazione dello stesso Iodice, “La veglia” trasformerà il ricordo di quella notte in un’esperienza di racconto e ascolto, intrecciando teatro e storia in un luogo chiamato oggi a custodire e riattivare la memoria della città e della Biennale.

Rispondi