OLINDO RAMPIN – Fin dalle prime scene di Rendez-vous, lo spettacolo in cui sono tornati a riunirsi Jean-Baptiste Thierrée e Victoria Chaplin con i loro figli Aurélia e James, comprendiamo subito che prima e più ancora che nell’universo del circo siamo condotti nell’universo del fiabesco. Di un fiabesco raffinato nei corpi e nei volti, nelle luci e nei colori, smagliante nel disegno dei costumi e nella bellezza delle stoffe, non comune nella fantasia delle invenzioni teatrali.
E’ al fiabesco, e a quella particolare categoria del fiabesco in cui avvengono le nascite e le metamorfosi, in cui operano le fatagioni, le opere delle fate con i loro incantesimi, che appartengono le chimere e gli animali della zoologia fantastica di cui Victoria Chaplin e Aurélia Thierrée governano le apparizioni. I serpenti dalle bocche enormi, gli orsi giganti di polistirolo che dalla platea sembra sembra pizzo bianco, le altre mille creazioni nascono davanti agli occhi degli spettatori. La scena è il luogo in cui avvengono le generazioni e le trasformazioni fatate: le due trasformiste concepiscono e agiscono sui loro costumi, e sulle scenografie stesse, modificandone a vista la forma, la funzione, come accade nella muta di rettili e insetti.

Victoria Chaplin e Aurélia Thierrée – ph Richard Haughton

Come sempre nell’universo del fiabesco, anche se senza parole come quello in cui siamo immersi, è fondamentale il ruolo della metamorfosi intesa come fondamentale continuità tra uomini e animali, o la presenza di figure che fondono umano e sovrannaturale. Questa consapevolezza, collegata per misteriose diramazioni alla mitologia, è una spia della profondità psicologica del materiale con cui ci mette in contatto Rendez-vous, sotto l’apparente trasparenza, da diamante grezzo, di una forma popolare, che sa parlare a tutti.

James Thierrée – ph Salvatore Pastore

Al fiabesco appartengono anche le esattissime sequenze di mimo di James Thierrée, il surrealismo lieve e sapiente dei suoi mezzi di trasporto immaginari, dei suoi incubi da insonne a cui va in fumo il cervello in un letto bianco, che ondeggia nel vuoto e perde pezzi di se stesso (cos’è se non, ancora, una metamorfosi?), i suoi atti di tenero masochismo in cui il viso lotta con le braccia. E’, la sua, un’acuta conoscenza della psicopatologia della vita quotidiana, da cui provengono le mirabili gags sulla incapacità di eseguire le azioni banali del vivere, ostacolato da se stesso e da smaglianti abiti di stoffa specchiante e metallica.

Aurélia Thierrée – ph Richard Haughton

Appartengono al fiabesco anche i bonari calembours del capo-comico, marito e padre, Jean-Baptiste Thierrée, le brevissime inserzioni tra una sequenza e l’altra della moglie e dei figli, di ironizzazione interna alla figura del prestigiatore, negazione beffarda e razionalistica del trucco teatrale, di simpatetica canzonatura del mestiere del saltimbanco, del mago girovago. Sono invenzioni, tutte, di una fantasia generata da un’ispirazione fine, senza estremismi visivi né atmosferici. La natura profonda che ha generato i narrati delle culture popolari del mondo: i sogni, le paure, le prove da superare, vivificano l’universo creativo di questa famiglia d’arte, ma sopravvivono come se fossero passati attraverso un ulteriore incantesimo, che consiste in una raffinazione umoristica e surreale del materiale di partenza.

James Thierrée, Victoria Chaplin, Jean-Baptiste Thierrée, Aurélia Thierrée – ph Richard Haughton

Nella scena finale le quinte-specchi, che durante lo spettacolo avevano moltiplicato sortilegi e fantasie, si uniscono a formare dei séparé a tre ante, chiusi a triangolo. Manovrate dai quattro interpreti che vi si chiudono dentro, compiono una danza che sembra generata dagli oggetti. Tornano i motivi teatrali dell’incantesimo, dell’illusione, del doppio di sé. Il teatro produce sortilegi con la sua stessa materia: come quando Aurélia, in una delle sequenze più belle dello spettacolo, sembrava generata dalle scene, e il suo mirabile costume nasceva dalla stessa stoffa, dallo stesso disegno che scendeva come un pezzo di sipario dal soffitto, prendendo vita.

RENDEZ-VOUS
di e con Victoria Thierrée-Chaplin, Jean-Baptiste Thierrée, Aurélia Thierrée, James Thierrée
messa in scena James Thierrée
con la partecipazione di Lucia Leonardi
costumi Victoria Thierrée-Chaplin
disegno luci James Thierrée
realizzazione costumi Monika Schwarzl
creazione sonora originale James Thierrée
direzione tecnica Gerd Walter
regia luci Rudy Muet
regia suono Guillaume Duguet
macchinisti di scena Roxane Grallien, Alessio Negro, Monika Schwarzl, Gerd Walter
assistente di scena Alessio Negro
assistente di regia Anna Oustinov
montaggio sonoro Lucas Colin, Domenico Petillo
amministrazione Delphine Leclerc
produzione La Compagnie du Hanneton
coproduzione Campania Teatro Festival (Napoli), Anthéa, Antipolis Théâtre d’Antibes
con il sostegno del Ministero della Cultura DRAC Bourgogne-Franche-Comtédi e con Victoria Thierrée-Chaplin, Jean-Baptiste Thierrée, Aurélia Thierrée, James Thierrée.

Teatro Due, Parma, 25 ottobre 2026

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