Vicenza – Sono immancabilmente bravi Ermanna Montanari e Marco Martinelli, anche quando il loro lavoro non ha la forza consueta. La rilettura de “L’Avaro” di Molière con cui hanno inaugurato la stagione del Teatro Comunale di Vicenza, infatti, risulta forse graffiante per un pubblico che si aspetti riprese tradizional-paludate dal commediografo francese, ma rispetto ad altre opere del Teatro delle Albe appare più “astratta” e meno densa di inquietudine.
La deflagrazione in chiave noir del testo di Molière, proposto nella traduzione di Cesare Garboli, risulta infatti dispersiva e disorganica, ma ad un tempo è un formidabile collage di icone intellettuali, scelte registiche, soluzioni sceniche che danno la cifra qualitativa del lavoro delle Albe. La recitazione è spinta all’enfasi finta, gli attori diventano pupazzi ridicoli nelle mani di macchinisti e vallette, i movimenti si ripetono ossessivi, la scena viene costantemente svuotata e riempita di mobili e oggetti, le luci sono in parte gestite a spalla.
L’impianto è però posticcio, quasi da studio televisivo. Una provocazione? Forse. La critica plaude, ma il rischio è che il pubblico perda aderenza. Ecco allora che il perno che regge tutta la macchina è la straordinaria Ermanna Montanari che, in abito scuro maschile e tacchi alti, dà all’avido Arpagone lo spessore di un protagonista troppo cinico e troppo avaro per essere credibile, ma suggestivo nell’affresco da sit-com noir.

Giambattista Marchetto

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