Vicenza – Delicatezza potente e precisione disordinata, astrazione muscolare e violenza lieve. Ci sono ossimori straordinari e capaci di una intensità poetica che lascia sorpresi in ogni gesto, in ogni movimento, in ogni sospensione che costella “Boxe Boxe”, il nuovo lavoro firmato da Mourad Merzouki che ha aperto la stagione di danza al Comunale di Vicenza.
Il coreografo franco-algerino sorprende soprattutto perché muove da una esperienza hip hop che però travalica le categorie consuete mescolando la potenza della lotta e della strada con la precisione di una iconografia coreografica impeccabile, la delicatezza di movimenti che si avvicinano al sussurrare di mani del cigno morente, la fermezza di un controllo totale su ogni gesto, traiettoria, pensiero. «Il rischio, lo sguardo dell’altro, il salto nell’ignoto e infine la battaglia soprattutto con se stessi», che secondo Merzouki accomunano la boxe e la danza, si fondono nell’intensità di una coreografia che oltrepassa la dimensione metropolitana e accarezza sensibilità ancestrali.
I muscoli tesi dei performer della Compagnie Käfig e la finta obesità dell’arbitro danno all’unisono il senso di una spaccatura nei limiti della gravità, trasfigurano la durezza da street fighters nella densità di una danza fatta di sudore e controllo (vengono in mente i commenti al movimento di gambe di Cassius Clay), fatta di ironia e meraviglia. E dentro al ring, magnificamente integrati nell’architettura delle scene di Benjamin Lebreton, gli abilissimi musicisti del Quartetto Debussy convocano Schubert, Ravel, Verdi e pure Mendelssohn, oltre a Philip Glass e Henryk Gorecki. L’esecuzione dei brani dal vivo non è solo un tappeto sonoro, ma entra fisicamente nel dinamismo che Merzouki inventa sulla scena annegandolo nelle luci di Yoann Tivoli.
Da non perdere dunque questa elegante e potente pièce coreografica per otto danzatori e un quartetto d’archi. L’applauso ininterrotto è pienamente meritato.

Giambattista Marchetto

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