Padova – Donne meravigliose e tristi, vittime e carnefici in un mondo terribilmente maschio-centrico, superficiali ma depresse, icone di una dimensione estetica che per la prima volta si fa stile. Sono le donne degli anni Cinquanta – su scala middle-class Usa o alta borghesia europea – il perno del nuovo spettacolo di Filippo Timi: una “Favola” briosa e amara, che ti obbliga a ridere fino alle lacrime non senza uno scarto tagliente e ironicamente tragico quando ti sbatte in faccia la banale normalità di violenza domestica e attenzioni pedofile.
“Favola” – visto al Mpx di Padova – ha un sottotitolo che è tutto un programma: “c’era una volta una bambina e dico c’era perché ora non c’è più”. Perché la protagonista Mrs. Fairytale (appunto) era la medesima bambina evanescente e condiscendente con il padre che le infilava le mani sotto la camicetta da notte e con il marito che la picchia, in entrambi i casi obbligata alla felice infelicità della famiglia modello, dell’intimità del non-detto. Una finzione generalizzata e quasi consapevole, aggiustata di tanto in tanto con due dita di bourbon (e ancora due, e ancora due). Ma nelle favole, si sa, tutto cambia d’improvviso: in questo caso non è un deus ex machina a salvare Mrs. Fairytale dall’assurda normalità, ma un gioco di ambiguità sessuale. L’epilogo è veloce e travolgente: la Fairytale scopre una passione nuova per l’ex-amica-ora-amante Mrs. Emerald (che nel frattempo ha scoperto le relazioni omo del marito flaccido e inerme), uccidono il violento Mr. Fairytale e fuggono alla Thelma e Louise verso nuovi, spendenti orizzonti.
In questo tourbillon di eventi, Timi autore-regista-interprete (è la protagonista) risulta il perno di una storia allucinata e deliziosamente comica, stralunata e irriverente. L’attore dà sfogo alla propria creatività istrionica, mistifica ed esalta iconografie e leggerezze transgender, fa vibrare con densità ironica un’aura vintage. E al suo fianco la strepitosa Mrs. Emerald di Lucia Mascino, che sfodera (come già nell’Amleto di Timi) qualità interpretative, versatilità, ironia e flessibilità fuori dal comune, e Luca Pignagnoli a coprire bene tutti i ruoli maschili.
“Favola” si rivela dunque uno spettacolo completo e organicamente pensato, con qualche lieve caduta, ma con monologhi da opera classica (come struttura e densità, non ovviamente come lessico…), felicemente trascinante per il pubblico. Visioni oniriche e mega-puppet, Ufo e passi di mambo, canzoni di Elvis e caroselli d’antan popolano la scena con un disinvolto assetto favolistico.  Da vedere.

Giambattista Marchetto

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Un pensiero riguardo “Lezioni di stile (vintage) e ironia transgender

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