20121231-105812.jpgTreviso – Una coppia mediamente infelice in uno spazio estraneo. Una donna e un uomo rinchiusi nella loro luminosa e asettica casa di campagna, nel giardino e sulle strade della brughiera inglese, scoprono quanto sia fragile l’equilibrio del loro quotidiano a causa di un imprevisto: lui, Richard, torna a casa portando con sé una giovane donna che avrebbe trovato svenuta sul bordo di una strada, ma lei, Corinna, scopre che tra i due esiste un filo di complicità.
Non c’è molto di più dietro The Country, commedia-thriller di Martin Crimp, che nella messinscena italiana vede protagonisti Laura Morante, Gigio Alberti e Stefania Ugomari Di Blas. Non c’è e non serve molto di più, perché il perno di questo testo, al di là della componente psico-suspence, è lo humour inglese e la verve di dialoghi sul filo del paradosso, tra doppi sensi e giochi linguistici.
Crimp – come in altre sue commedie – è abile (e sornione) nell’aprire un varco nel mondo dell’ordinario grazie all’innesto di un corpo estraneo e poi nell’imbastire un gioco di specchi che fa apparire tutto chiaro eppure tutto dubbio allo spettatore. La coppia Corinne-Richard è in campagna per scelta positiva o per fuga? Richard e la giovane ospite hanno una relazione? Corinne sta con il marito per necessità o per compassione?
L’allestimento italiano, diretto da Roberto Andò, ha il merito di lasciare in sospeso molti degli interrogativi e il limite di averne cercato soluzioni parziali, ma soprattutto paga la difficoltà di uno schema linguistico non emulabile (i dialoghi sono evidentemente troppo British per esser resi in italiano), una dinamica relazionale improbabile fuori dal UK, un concetto di ‘campagna inglese’ che non rende in ambito mediterraneo. E obiettivamente le difficoltà maggiori sono per gli interpreti: Gigio Alberti è il più credibile nei panni di un medico dotato di humour e contraddizioni, la Ugomari Di Blas è un’americana un po’ sopra le righe e un po’ finta, mentre la pur brava Morante sembra soffrire di più la ristrettezza rigida che il ruolo della moglie inglese le riserva e finisce per dare una forte impronta recitata, poco naturale.
Rimane comunque una vaga impressione di debole intensità che sta nella drammaturgia.

Giambattista Marchetto

visto al Teatro Comunale, Treviso

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2 pensieri riguardo “Lo humour troppo British di Martin Crimp

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