La geografia poetica della Danza a Venezia

Posted on 8 giugno 2014

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danza-bVenezia – “Un festival che diviene l’approdo di ricerche da parte degli artisti sul dialogo tra corpo e luogo, corpo e comunità. In questo senso la città è stata immaginata, tracciata da nuovi sentieri, proposta per una geografia poetica e antropologica del Mondo novo”. Con queste parole Virgilio Sieni introduce al 9. Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia, con il quale intende porre “lo spettacolo al pari di una pratica dello sguardo che esercita lo spettatore alla frequentazione del gesto”.
La Biennale Danza “invade” la città dal 19 al 29 giugno, con un prologo dal 5 giugno in occasione della 14. Mostra Internazionale di Architettura e un epilogo a luglio, con il progetto speciale dello stesso Sieni sul Vangelo secondo Matteo.

Gli artisti invitati sono numerosi e gli stili sono davvero distinti e distanti tra loro. Saranno presentati con 42 titoli, di cui 28 in prima assoluta e 9 in prima italiana.

Work in progress alle Corderie – Le Corderie dell’Arsenale saranno per la Danza il luogo della condivisione con le altre discipline – Musica, Teatro, Cinema e Architettura. Lo spazio cinquecentesco è stato ideato dal direttore Rem Koolhaas come un “work in progress multidisciplinare, una realtà in costante evoluzione e continuamente fruibile”, con 6 palcoscenici dove avvenimenti di ogni tipo e a ciclo continuo – da un’incursione di pochi minuti a una performance di 20 a una pratica di ore – programmati o estemporanei, cambieranno la mostra di giorno in giorno. Una situazione inedita per coreografi e danzatori, così come per il pubblico: la danza si misura e si modifica in rapporto allo spazio, alla libertà dello spettatore e al suo sguardo diretto, al “racconto aperto” di un’opera in divenire, dove la dimensione pubblica si sovrappone a quella solitamente intima della creazione.
In coincidenza con la vernice di Architettura – il 5 e 6 giugno – alle Corderie si svolgeranno azioni coreografiche nate per l’occasione.

Aperto – La sezione Aperto del festival è dedicata agli spettacoli ospiti, tutti in prima mondiale o in prima per l’Italia.
Lines del giapponese Saburo Teshigawara – coreografo, danzatore, scultore e regista – sarà sul palcoscenico del Teatro Malibran in apertura di Festival, il 19 giugno, insieme alla danzatrice Rihoko Sato e alla violinista Sayaka Shoji. Alla danza nuova di Teshigawara fa da contraltare la secolare tradizione coreutica giapponese del Kamigata-mai con Keiin Yoshimura. Massima esponente di questa forma d’arte tutta al femminile nata all’ombra delle corti, Yoshimura presenta il dittico intitolato Wa no kokoro, ovvero Lo spirito dell’armonia (26 > 29 giugno, Palazzo Grassi).
Per la prima volta in Italia, Laurent Chétouane, francese residente a Berlino, presenta Sacré Sacre du Printemps (21 giugno, Teatro alle Tese). Chétouane inscrive la partitura di Stravinskij nella musica del compositore contemporaneo Leo Schmidthals che apre e chiude lo spettacolo e azzera il sacrificio proponendo una comunità senza vittime, dove l’altro è accettato nella sua differenza.
Come Chétouane, anche il tunisino Radhouane El-Meddeb approda alla danza muovendo dal teatro. Nel nuovo Nos limites, in prima italiana alla Biennale (25 giugno, Teatro alle Tese), lavora con due artisti circensi, provenienti dall’Accademia Fratellini: Matias Pilet e Alexandre Fournier, portando a termine il progetto del trapezista Fabrice Champion, che voleva tornare sulla scena per misurarsi con la propria disabilità dopo un incidente sul lavoro.
Dal Festival di Avignone, dove ha debuttato la scorsa estate, viene D’après une histoire vraie (27 giugno, Teatro Piccolo Arsenale, prima nazionale) di Christian Rizzo, che parte dai balli folkloristici a Istanbul per riflettere sulla memoria dei gesti, tra popolare e contemporaneo.
Tecnica rigorosa e tensione drammatica si compenetrano nel lavoro di Enzo Cosimi, che al Festival riserva la prima assoluta di Sopra di me il diluvio (20 e 21 giugno, Teatro alle Tese), nuovo spettacolo che torna ad indagare il rapporto uomo-natura.
Della stessa generazione di Cosimi e caratterizzata da una vena fortemente lirica, Raffaella Giordano è presente in coppia con la danzatrice e coreografa Maria Muñoz, con cui firma L’incontro (24 giugno, Teatro alle Tese).
L’israeliano Roy Assaf e il belga Jan Martens affidano alla danza una narrazione intima. Assaf è autore e interprete di Six years later (24 giugno, al Teatro alle Tese, prima nazionale), un duetto con Hadar Yunger Harel che disegna lo sviluppo di una relazione di coppia sospesa tra passato e presente, e The Hill (25 giugno, Teatro alle Tese), un trittico al maschile con Shlomi Bitton e Igal Furman in cui si evocano tempi e luoghi di violenza mescolando dolore, gioia e ironia. Sweat baby sweat (26 giugno, Teatro alle Tese, prima nazionale) di Martens è un corpo a corpo sull’amore divorante ed estremo fra un uomo e una donna. Un vero tour de force mentale e fisico per i due interpreti, Kimmy Ligtvoet e Steven Michel.
Sul versante opposto si colloca la ricerca di Jonathan Burrows, già danzatore e coreografo del Royal Ballet, che insieme al compositore Matteo Fargion presenta Body Not Fit To Purpose in prima assoluta (19 > 22 giugno, Palazzo Grassi).
Si muovono sempre nel solco della performance i Dewey Dell, che presentano Marzo (28 giugno, Teatro alle Tese), tra suggestioni mitologiche, guerresche, astronomiche.
A tre mesi dal debutto tedesco arriva in Italia anche Hunter (28 giugno, Teatro alle Tese), il nuovo spettacolo di Meg Stuart, autrice di importanti improvisation project e di assoli, coreografie d’ensemble, installazioni site-specific ospitati anche in gallerie e mostre.
Steve Paxton, Leone d’oro alla carriera del 9. Festival Internazionale di Danza Contemporanea, ha contribuito in modo decisivo a mutare la natura della danza contemporanea. La ricerca del coreografo americano, condotta in totale coerenza di stile e di vita, è presentata con Bound (20 giugno, Teatro Piccolo Arsenale): una successione di episodi, interpretati dal danzatore sloveno Jurij Konjar, ognuno dei quali rappresenta un microcosmo isolato, in un processo di accumulazione quasi numerica. Lo spettacolo torna in Italia a 32 anni dalla sua creazione per Spaziozero a Roma.

Aura – Il direttore Virgilio Sieni ha invitato 5 dei coreografi ospiti del Festival a un dialogo con la pittura e con l’arte. Saburo Teshigawara, Laurent Chétouane, Jonathan Burrows con Matteo Fargion, Jérôme Bel, Michele Di Stefano creeranno 5 performance inedite partendo dal dettaglio di un’opera d’arte dei grandi artisti del passato presenti a Venezia.
Saburo Teshigawara ha intitolato Eyes Off (21 e 22 giugno, Ca’ Giustinian) la performance solista in omaggio a La Nuda del Giorgione. Jonathan Burrows e Matteo Fargion presenteranno The Madonna Project (19 > 22 giugno, Ca’ Giustinian) ispirandosi alla Madonna col bambino in gloria di Giovanni Bellini, dipinto del 1485 oggi alle Gallerie dell’Accademia.
Perspective(s)/avec R (26 > 29 giugno, Palazzo Grassi) è il titolo dell’assolo che interpreterà Roberta Mosca per la coreografia di Laurent Chétouane, che prende spunto da un particolare del Miracolo di San Marco del Tintoretto, conservato alle Gallerie dell’Accademia. Mondo novo di Jérôme Bel con 25 interpreti (19 > 22 giugno, Conservatorio), fautore di una critica radicale e non priva di ironia allo statuto dell’arte, si ispira all’omonimo grande affresco di Giandomenico Tiepolo, oggi a Ca’ Rezzonico. Leone d’argento del 9. Festival Internazionale di Danza Contemporanea, Michele Di Stefano,
presenterà insieme a Margherita Morgantin 190.cm ca. (27 e 28 giugno, Ca’ Giustinian), un lavoro che trarrà ispirazione, come per Bel, da un particolare del Mondo Novo del Tiepolo.

Prima Danza – Come nasce una danza? Due coreografe, Marina Giovannini e Luisa Cortesi, sono state invitate a condurre un percorso di creazione alla Biennale Danza.

Invenzioni – Si tratta di tre nuove creazioni che nasceranno a Venezia dal lavoro di tre coreografi dal segno marcatamente distinto – Jérôme Bel, Roy Assaf, Alessandro Sciarroni.
Jérôme Bel proporrà Senza titolo (19 > 22 giugno, Palazzo Grassi) con 10 danzatori, che rileva il desiderio di liberare dagli interpreti la natura dell’essere umano, alla ricerca inaspettata di uno stato d’animo.
Si intitola You don’t know how lucky you are la nuova creazione di Alessandro Sciarroni in scena al Conservatorio B. Marcello dal 26 al 29 giugno, esplorando “il concetto di salto inteso come elevazione fisica, ineluttabile caduta e metafora delle forze che possiedono l’esistenza”.

Il programma integrale della Biennale Danza e degli eventi collegati è su www.labiennale.org

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