Venezia – Cinque mesi di danza, musica e teatro. Da giugno a ottobre La Biennale di Venezia presenta l’appuntamento internazionale con lo spettacolo dal vivo e l’attività di formazione e ricerca attraverso i programmi di Marie Chouinard, Antonio Latella, Ivan Fedele.

Il 12. Festival Internazionale di Danza Contemporanea diretto da Marie Chouinard si svolge dal 22 giugno all’1 luglio. Il 46. Festival Internazionale del Teatro, che quest’anno Antonio Latella dedica al tema dell’attore/performer, è di scena dal 20 luglio al 5 agosto. Il 62. Festival Internazionale di Musica Contemporanea, che Ivan Fedele ha intitolato Crossing the Atlantic, focalizzandolo sui rapporti tra Europa e Americhe, ha luogo dal 28 settembre al 7 ottobre.

 

BIENNALE DANZA

built-to-last2In scena a Venezia dal 22 giugno all’1 luglio, il 12. Festival Internazionale di Danza Contemporanea diretto da Marie Chouinard, al suo “secondo capitolo”, offre un ampio spettro in cui si declina la coreografia oggi, evidenziando dinamiche e sviluppi della figura di danzatore e coreografo.

Ci sarà Meg Stuart, Leone d’oro alla carriera e capofila di improvisation projects che hanno marcato la sua attività influenzando numerosi artisti,  alla Biennale con la prima italiana di Built to Last; e si vedrà il connubio tra il postmodern di Deborah Hay, antesignana della “controcultura” americana raccolta al Judson Dance Theater, e la perfezione dei danzatori del Cullbergbaletten, massima espressione del balletto moderno, insieme per Figure a Sea, sulla musica di un’altra grande sperimentatrice, Laurie Anderson.

Ci sarà il flamenco contemporaneo di Israel Galván, che in FLA.CO.MEN rivitalizza una tradizione secolare che ha nel dna (è figlio di bailaores), senza timore di rivoluzionare gli elementi di una danza fortemente codificata. Ci saranno i “concerti-coreografici” di Frédérick Gravel, con il suo collettivo di attori, danzatori e musicisti, adrenalinici interpreti della prima italiana di Some Hope for the Bastards, esempio dell’inconfondibile fusione di indie rock e danza contemporanea. L’incrocio fra danza, musica e teatro sostanzia anche il lavoro di Jacques Poulin-Denis, compositore e coreografo, che firma Running Piece, opera per danzatore e tapis roulant, in prima europea per la Biennale.

Il grado zero della danza è rappresentato da Xavier Le Roy, fra i pionieri dell’anti-coreografia, che spazia dall’operazione concettuale al gesto ironico. Le Roy presenta in prima assoluta Le Sacre du printemps, un assolo diventato quasi di culto che reinventa rifrangendone i gesti fra tre interpreti femminili. Su questa stessa linea opera la danese Mette Ingvartsen, di cui a Venezia si vedrà in prima italiana To come (extended), come performer accanto a Jan Ritsema, Bojana Cvejic, lo stesso Xavier Le Roy, Boris Charmatz. La Ingvartsen è autrice di una “coreografia espansa” fino al punto estremo dell’immaterialità, dove il corpo perde il suo consueto ruolo dominante, si fa oggetto fra gli oggetti.

A quest’area coreografica, in cui la sfera percettiva prevale sulla virtù tecnica e la sensazione è elemento chiave, si ascrivono le italiane, con numerose esperienze all’estero, Francesca Foscarini e Irina Baldini. Entrambe sono alla Biennale con un dittico: Vocazione all’asimmetria e Animale, novità assoluta, per Francesca Foscarini; per Irina Baldini 7 ways to begin without knowing where to start, con cui si è rivelata a Biennale College – Coreografi lo scorso anno, e Quite now in prima assoluta.

Alla coreografia come esperienza sociale, spazio comune che performer e spettatore modellano insieme si orienta l’opera di Faye Driscoll, già Bessie Award e Doris Duke Artist Award, per la prima volta in Italia con Thank you for Coming: Attendance, capitolo primo di una serie di lavori “fatti per e con il pubblico”.

Energia e vitalità espressiva provengono da un altro continente, dalla capoverdiana Marlene Monteiro Freitas, che la Biennale premia come nuovo talento con il Leone d’argento: Bacchae – Prelude to a Purge, presentato dalla Freitas in prima italiana, è l’originale rilettura del tragico mito euripideo interpretato dai dodici danzatori e i musicisti della sua compagnia.

A vent’anni dall’antologica delle sue prime creazioni Les Solos 1978-1998, presentata anche alla Biennale nel 1999, Marie Chouinard prosegue l’idea di attingere al proprio repertorio con la sua compagnia. In prima mondiale alla Biennale, Solos et duos (titolo provvisorio) è un’opera retrospettiva di circa trenta assoli e duetti, “una nuova collezione coreografica, una reinterpretazione di queste brevi forme che diventano autonome, ma inscritte in un lungo e profondo processo creativo che si sviluppa per oltre quarant’ anni” (M. Chouinard).

Biennale College – Danza. La trasmissione del repertorio contemporaneo, l’analisi delle tecniche coreografiche, che mette a fuoco ogni anno un metodo specifico (nel 2017 Forsythe, quest’anno la stessa Chouinard), l’interpretazione e l’elaborazione personale sono oggetto delle attività di Biennale College destinate ai danzatori e ai coreografi. L’obiettivo è di promuovere nuovi talenti offrendo loro di operare a contatto di maestri per la messa a punto di creazioni: l’esito dei due percorsi intensivi dedicati all’arte della danza e all’arte della coreografia sono ospitati all’interno del 12. Festival Internazionale di Danza Contemporanea.

I 15 danzatori selezionati per il Biennale College – Danza, al termine di tre mesi che integrano training e interpretazione, saranno protagonisti dei 24 Préludes de Chopin di Marie Chouinard e di una nuova creazione di Daina Ashbee, ideata per Biennale College (29 giugno).

Inoltre tre coreografi under 32 selezionati da Marie Chouinard presenteranno tre creazioni libere e originali di 20 minuti circa (1 luglio).

Anche quest’anno la danza esce dai tradizionali spazi dell’Arsenale – Teatro alle Tese, Sale d’Armi, Teatro Piccolo Arsenale – e presenta interventi coreografici a Campo Sant’Agnese, nel cuore della città. Incontri con gli artisti invitati e proiezioni di filmati concorrono a circoscrivere il programma di quest’anno fondato su un’idea della danza “come nutrimento per la psiche e per l’intelletto più che come puro oggetto estetico” (M. Chouinard).

 

BIENNALE TEATRO

anelante2“Secondo atto” di Antonio Latella, il 46. Festival Internazionale del Teatro, a Venezia dal 20 luglio al 5 agosto, si intitola Attore / Performer. “Forse, proprio mentre si fatica a comprendere perché, ad esempio, uno spettacolo di teatro-danza non sia invece definito spettacolo teatrale o viceversa, dove all’interno di uno spettacolo che potremmo definire ‘di prosa’ vediamo all’opera dei performer, credo che il punto di discussione possa essere circoscritto a due fattori – vettori del palcoscenico, l’attore e il performer, in particolare dove si trova e soprattutto se esiste ancora la distinzione tra performer e attore”.

Coreografia, regia, musica, arti plastiche, giocoleria, arte dei burattini, mimo. Le discipline si moltiplicano e si intrecciano negli spettacoli presentati al Festival.

Ne sono autori: Clement Layes, francese di stanza a Berlino, classe 1978, studi in coreografia, teatro, arti circensi, che nei suoi spettacoli esplora con humour la vita quotidiana e i suoi oggetti; Gisèle Vienne, quarantenne franco-austriaca, studi in coreografia e regia e una specializzazione nell’arte dei burattini, che fa interagire l’inquietante immobilità del corpo artificiale con la dinamicità del corpo naturale; Simone Aughterlony, trentanovenne neozelandese, attiva tra Berlino e Zurigo nel campo della coreografia e dell’arte performativa, che costruisce spazi generativi di nuove forme di narrazione; Thomas Luz, svizzero, classe 1982, regista e musicista che sperimenta una forma personale di teatro musicale; Davy Pieters, 30 anni, olandese, regista con studi all’Accademia teatrale di Maastricht, che utilizza modalità di composizione da video tuber muovendo gli attori come fossero all’interno di un videotape; Vincent Thomasset, quarantatreenne di Grenoble, autore, regista e coreografo, che lavora sul linguaggio e le sue sfaccettature; Jakob Ahlbom, nato in Svezia nel 1971, dal 1990 di stanza ad Amsterdam, dove ha studiato mimo alla Scuola d’arte, che propone vicende inquietanti in una  narrazione teatrale – definita phyical visual theatre – contigua al cinema di genere hollywoodiano.

Dall’Italia ci saranno: i Leoni d’argento Anagoor – che inaugurano il Festival con la prima assoluta di Orestea – Agamennone, Schiavi, Conversio –, più che una compagnia un collettivo artistico, dove performing art, filosofia, letteratura e scena ipermediale entrano in dialogo; la coppia Antonio Rezza – Flavia Mastrella, performer-autore l’uno e artista-autrice l’altra, Leoni d’oro alla carriera, sempre in apertura di festival con i loro originalissimi spettacoli, “quadri di scena” frutto di un linguaggio figurativo che mischia colori forme movimento e parole; Giuseppe Stellato, 38 anni, studi all’Accademia di Belle Arti di Napoli, artista e scenografo, che indaga sulla fruizione delle immagini; Kronoteatro, il gruppo fondato da Maurizio Sguotti, che fonde la sua attività di regia con le sculture lignee di Christian Zucconi, indagando per lo più la conflittualità dei rapporti generazionali.

Il Festival vedrà inoltre il debutto in prima assoluta di Spettri, un classico del teatro secondo la rilettura di Leonardo Lidi, vincitore del primo bando dedicato ai registi italiani under 30 di Biennale College – Teatro. Il bando, per volontà del Direttore Latella, aveva attribuito una menzione speciale a Fabio Condemi, che sarà al Festival con Jakob Von Gunten, ispirato dall’omonimo romanzo-diario di Robert Walser.

 

Crime story, thriller, mistery, horror e fantasy, slapstick action. Gli spettacoli raccontano spesso microstorie ispirate a scampoli di vita vera e interrogano la nostra percezione della realtà o semplicemente la raccontano in un altro modo. How did I Die della Pieters, per esempio, ricostruisce un omicidio da più punti di vista coinvolgendo la polizia forense di Amsterdam; Dreamed apparatus di Layes è un’installazione dei piccoli episodi quotidiani che agitano i nostri sogni sulle note della colonna sonora di Io ti salverò di Hitckock; Jerk della Vienne mette in scena la ricostruzione immaginaria dei crimini del serial killer americano Dean Corll grazie all’utilizzo del ventriloquo e del teatro dei burattini; When I die – A ghost story with music di Luz si ispira alla storia vera della medium e musicista Rosemary Brown; Ensemble Ensemble di Thomasset riprende i diari intimi di una donna trovati in un loft abbandonato e di quel flusso verbale fa una coreografia; Oblò di Stellato cortocircuita le immagini di una morte drammatica che tutti hanno sotto gli occhi con elementi domestici e rassicuranti come un microfono e una lavatrice. Senza dimenticare, naturalmente, Orestea firmata da Anagoor, il grande archetipo di tutti i gialli o crime stories.

 

Gli artisti sono invitati al Festival con più di uno spettacolo nell’ottica delle mini-personali voluta da Antonio Latella già lo scorso anno. 31 sono i titoli rappresentati per un totale di 48 repliche; 20 sono le novità, di cui 6 in prima assoluta.

Alla centralità del tema Attore – Performer, asse portante del 46. Festival, sono dedicati gli incontri con gli artisti presenti e un simposio con Chris Dercon (Direttore artistico Volksbühne di Berlino), Paweł Sztarbowski (Co-Direttore Teatr Powszechny di Varsavia), Bianca Van der Schoot (già Direttrice artistica RO Theater di Rotterdam e performer), Armando Punzo (regista, fondatore della Compagnia della Fortezza, già Direttore artistico Volterra Teatro).

 

BIENNALE MUSICA

chant-de-la-matiereAperto a una “più attuale interpretazione del concetto di contemporaneità”, secondo il pensiero del Direttore Ivan Fedele, e dedicato alle influenze musicali tra Europa e Americhe, il 62. Festival Internazionale di Musica Contemporanea, intitolato Crossing the Atlantic, si svolge a Venezia dal 28 settembre al 7 ottobre.

 

The Yellow Shark di Frank Zappa, la solo piano performance di Keith Jarrett, Maria de Buenos Aires di Astor Piazzolla, Aliados di Sebastian Rivas, il Victor Wooten Trio sono alcuni esempi di come ogni musica possa arricchirsi dell’esperienza dell’altra, assorbirne la lezione e restituirla in una nuova forma.

Realizzato per la prima volta nel 1992 alla Alte Oper di Francoforte, il capolavoro di Frank Zappa – The Yellow Shark – inaugura il 62. Festival nella versione integrale con i 26 elementi del Parco della Musica Contemporanea Ensemble diretti da Tonino Battista e la partecipazione di David Moss, uno dei più originali vocalist del mondo, già interprete dell’opera zappiana. The Yellow Shark è considerato la sintesi più alta dell’intelligenza creativa di Frank Zappa, espressione di un pensiero musicale che attraversa in libertà tutti i generi, capace di fondere partitura orchestrale e improvvisazione, rock sperimentale e avanguardia accademica, performance e dettaglio interpretativo.

Campione inarrivabile di una musica che nasce dal piacere fisico del suonare e che trova la sua realizzazione nella performance di fronte al pubblico, Keith Jarrett è il destinatario del riconoscimento istituzionale alla carriera e al 62. Festival regala una delle sue leggendarie improvvisazioni soliste al pianoforte che lo hanno reso celebre e popolarissimo in tutto il mondo.

Dal rock al jazz e infine al tango, quello di un altro eretico come Astor Piazzolla, che innerva il genere da ballo più popolare al mondo con strumenti, tecniche, stili diversi che ne rivoluzionano e arricchiscono la gamma espressiva. A Venezia ci sarà Marcelo Nisinman, compositore, arrangiatore, direttore e fuoriclasse del bandoneón per una nuova edizione della più famosa opera-tango di Piazzolla, Maria de Buenos Aires, storia che sgorga dal realismo magico sudamericano, con la caratteristica mescolanza di sacro e profano, per la penna del poeta uruguaiano Horacio Ferrer.

Con un passato nel rock e nel jazz, Sebastian Rivas – Leone d’argento del Festival – si muove disinvoltamente tra sperimentazione digitale, acustica ed elettronica: alla Biennale porta Aliados, un’opera multimediale, con suoni immagini e voci manipolati in tempo reale e insieme un’opera del nostro tempo. L’opera rievoca l’incontro realmente avvenuto tra Augusto Pinochet e Margaret Thatcher, gli alleati del titolo ai tempi del conflitto per le isole Falkland.

Un mago del basso è Victor Wooten, che ha dato un contributo essenziale all’innovazione della tecnica esecutiva di uno strumento indispensabile ad ogni band ma rimasto a lungo marginale. Nella lista dei 10 migliori bassisti di sempre secondo “Rolling Stones” e tre volte bassista dell’anno per i lettori di “Bass Player”, Victor Wooten presenta in prima europea il suo ultimo CD, Trypnotyx, accompagnato da due musicisti magistrali: il batterista Dennis Chambers, session man con Scofield, McLaughlin, Santana, e il sassofonista e flautista Bob Franceschini.

 

Sull’ampio versante della musica arricchita e creata da dispositivi tecnologici, i concerti diventano sempre più spesso teatro, con interpreti-performer, ambienti sonori scenografici e installazioni immersive che trasformano lo spazio scenico e d’ascolto della musica: accade in Nidra del trentacinquenne Giacomo Baldelli, concepita come opera multisensoriale, “un tour de force di musica contemporanea per chitarra elettrica e video” (New York Times), con che riconnettono la musica d’arte all’energia sovversiva del rock, come Trash TV Trance di Fausto Romitelli o Vampyr! di Tristan Murail; e accade in Le chant de la matière di Laura Bianchini e Michelangelo Lupone del Centro di Ricerca Musicale di Roma, che inventano grandi tamburi fatti di membrane interattive e dal fusto di metallo in grado di far risuonare la voce segreta della materia come un’imponente sinfonia proiettandone le affascinanti vibrazioni su uno schermo, complice il percussionista Philippe Spiesser. O ancora come nei concerti dedicati al contrabbasso solo: di Dario Calderone, interprete di Ur, due riti per contrabbasso solo di Giorgio Netti in una versione amplificata che avvicina, allontana, immerge lo spettatore nel suono e nello strumento; di Florentin Ginot, che presenta Not Here, un concerto-scenografia in situ secondo lo stesso Ginot, dove trovano spazio ai quattro lati della scena altrettanti contrabbassi, uno per ogni brano, esplorando tutta la gamma sonora di questo strumento; di Charlotte Testu, che utilizza dispositivi elettronici per reinventare la tecnica strumentale del contrabbasso. Infine il duo di violoncelli aumentati di Norman Adams e Nicola Baroni: nei loro concerti partitura, programmazione computazionale ed esecuzione perdono i loro contorni tradizionalmente definiti e il suono “virtuale” emerge come un’effettiva conseguenza delle azioni che avvengono sul palco.

Applaudita come “la diva del pianismo d’avanguardia, interprete d’elezione di Cage e di Crumb, prima a coltivare l’arte del pianoforte giocattolo, Margaret Lang Ten porta nel programma del 62. Festival il peso di una biografia artistica che è storia. Il suo concerto – con musiche di Cowell, Cage, Crumb – presenta i pionieri che hanno gettato le basi di ogni estensione linguistica del pianoforte, avviando una ricerca strumentale che è centrale ancora oggi.

Stili e generazioni diverse si incrociano nei concerti degli ensemble e dei quartetti invitati al Festival, attenti all’elemento dinamico, performativo, spaziale dell’esecuzione: l’Orchestra Haydn diretta da Tito Ceccherini, solisti il soprano Giulia Bolcato e il violinista Francesco D’Orazio; l’Ensemble Linea, fondato nel 1998 dal pianista e direttore d’orchestra Philippe Wurtz, già assistente di Kent Nagano e Peter Eötvös; il Mivos Quartet, fondato soltanto 10 anni a New York e già fra più agguerriti interpreti della musica contemporanea; il quartetto d’archi Untref, costituito solo nel 2011, ma fra i primi ensemble in Argentina dedicati alla musica che va dal secondo novecento ai nostri giorni.

 

Tutte le informazioni sulle attività 2018 dei Settori Danza Musica e Teatro sono sul sito www.labiennale.org

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