Venezia – Un percorso attraverso oltre 200 scatti, con molti inediti, della celebre fotografa svizzera Sabine Weiss, tra le maggiori rappresentanti della fotografia umanista francese del secondo dopoguerra insieme a Robert Doisneau, Willy Ronis, Edouard Boubat, Brassaï e Izis. La più ampia retrospettiva mai realizzata dedicata all’artista quasi centenaria sarà ospitata alla Casa dei Tre Oci di Venezia dall’11 marzo al 23 ottobre 2022, per la prima volta in Italia.
Sabine Weiss. La poesia dell’istante raccoglie oltre 200 scatti scelti con meticolosa attenzione dalla curatrice Virgine Chardin tra gli archivi parigini della Weiss, tracciando una narrazione ampia e strutturata della sua straordinaria storia e del suo lavoro.
La mostra è promossa da Fondazione di Venezia, realizzata da Marsilio Arte in collaborazione con Berggruen Institute, prodotta dallo studio Sabine Weiss di Parigi e da Laure Delloye-Augustins, con il sostegno di Jeu de Paume e del Festival internazionale Les Rencontres de la photographie d’Arles.

Sabine Weiss, nata in Svizzera nel 1924 (il cognome è quello del marito, il pittore americano Hugh Weiss), nel 1946 lasciò Ginevra per Parigi dove divenne l’assistente di Willy Maywald, fotografo tedesco specializzato in moda e ritratti. Nel 1950 intraprese la carriera di fotografa indipendente, trasferendosi con il marito in un piccolo studio parigino, dove vive tuttora.
È l’unica fotografa donna del dopoguerra ad aver esercitato questa professione così a lungo e in tutti i campi della fotografia, dai reportage ai ritratti di artisti, dalla moda agli scatti di strada con particolare attenzione ai volti dei bambini, fino ai numerosi viaggi nel mondo.
Il percorso allestito a Venezia – toccante la serie dedicata ai manicomi, realizzata durante l’inverno 1951-1952 – ripercorre l’intera carriera della Weiss, dagli esordi nel 1935 agli anni ’80. Fin dall’inizio, Sabine, come testimoniano le foto dei bambini e dei passanti, dirige il suo obiettivo sui corpi e sui gesti, immortalando emozioni e sentimenti, in linea con la fotografia umanista francese. È un approccio dal quale non si discosterà mai. Lo riafferma anche oggi quando dichiara: “per essere potente, una fotografia deve parlarci di un aspetto della condizione umana, farci sentire l’emozione che il fotografo ha provato di fronte al suo soggetto”.
Uno dei nuclei principali della rassegna si focalizza sul suo periodo di maggior successo, gli anni ’50 del Novecento, quando i suoi scatti vennero pubblicati da grandi giornali internazionali tra cui Picture Post, Paris Match, Vogue, The New York Times, Life. Anni in cui partecipò a importanti mostre al MOMA di New York e all’Art Institute di Chicago, e in cui realizzò per Vogue alcuni memorabili servizi di moda, documentati con puntualità nella mostra veneziana.
Una sezione del percorso è poi dedicata ai suoi ritratti di pittori, scultori, attori e musicisti, tra cui Romy Schneider, Ella Fitzgerald, Simone Signoret e Brigitte Bardot.
Ricche di pathos le sue immortali immagini newyorkesi, che raccontano l’America con un punto di vista francese, dall’umorismo spiccato, molte delle quali vengono esposte solo oggi, per la prima volta in Italia, in occasione della rassegna ai Tre Oci.
Il percorso riserva ampio spazio anche ai lavori realizzati a partire dagli anni ‘80, all’età di sessant’anni, durante i suoi viaggi in Portogallo, India, Birmania, Bulgaria ed Egitto. Come osserva la curatrice Virginie Chardin, “in essi si registra una straordinaria vivacità intellettuale con note sentimentali, incentrate sulla solitudine, sulla fede e sui momenti di riflessione dell’esistenza”.
Oltre alle fotografie, verranno presentati anche alcuni estratti da film documentari a lei dedicati, che restituiscono la forza della sua curiosità per il mondo e la sua gioia di vedere e documentare. Caratteristiche che fanno oggi di Sabine Weiss un simbolo di coraggio e di libertà per tutte le donne fotografe.

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