CHIARA PAVAN – Mondi lontani, antiche tradizioni e immaginari ancestrali fatti di terra, aria e fuoco: il Festival Internazionale del Teatro della Biennale di Venezia, che per la sua 54. edizione punta a mettere in luce alfabeti, culture e tradizioni diverse, ospita quest’anno il celebre collettivo di danza e teatro Bumi Purnati Indonesia e il samoano Lemi Ponifasio, uno dei maggiori registi e coreografi neozelandesi, già ospite a Venezia nel 2003. Il festival, che fino al 21 giugno accoglie in laguna oltre 200 artisti per 55 appuntamenti, attraversa tutti i continenti offrendo altri modi di vedere e pensare ciò che ci circonda. Un progetto fortemente voluto dal direttore Willem Dafoe, che per il suo festival, intitolato “AlterNative”, punta proprio a interrogarsi sul “chi siamo”, deciso ad allontanarsi dai percorsi del precostituito, “del prevedibile e del levigato” che stanno appiattendo le produzioni di questi ultimi anni: “Alter-native”, gioco di parole che allude “al cambiamento – dice -, ma anche all’altro (“alter”), sottolineando al tempo stesso la natura e la cultura di provenienza (“native”). Di qui la scelta di invitare opere provenienti dai contesti più diversi con cui abbiamo meno familiarità. E questo ci consente di ritrovare la forza e l’unicità del teatro, quella sua capacità di farci incontrare l’altro, di esserne coinvolti, e di attingere alla sua comprensione”.

L’INDONESIA DI BUMI PURNATI

Ecco allora, dall’isola di Giava, la compagnia Bumi Purnati Indonesia, nata nel 2007 a Giacarta da Restu Imansari Kusumaningrum, celebre per fondere le arti performative tradizionali indonesiane con la drammaturgia contemporanea: la sua poetica si concentra sulla preservazione e re-interpretazione del patrimonio culturale indonesiano con un lavoro profondamente radicato nel misticismo spirituale, nei poemi tradizionali e nella rappresentazione del rapporto tra uomo e natura, esplorando la resilienza umana di fronte alle catastrofi naturali (come eruzioni vulcaniche e inondazioni). Alla Biennale il collettivo indonesiano porta in scena due opere in prima europea, Under the Volcano e Hikayat Perahu/The tale of Boat.

La prima, attesa il 16 e 17 giugno al Teatro alle Tese, e diretto da Yusrli Katil, si ispira alla terribile eruzione del Krakatoa del 1883 e propone una forma originale di danza, musica e canti che attinge a un complesso tradizionale di arti marziali, noto come Silat, dal 2019 patrimonio immateriale dell’umanità. Lo spettacolo prende spunto dal poema “Lampung Karam”, composto nella forma tradizionale di poesia malese syair da Muhammad Saleh, poeta e studioso religioso di Sumatra e testimone oculare del terribile evento evocato in scena. Under the Volcano restituisce una trama potente che tesse insieme gesto, suoni, percussioni e immagini, con montaggi di filmati e immagini fisse di fuoco, lava, rocce. E poi gli oggetti di scena, semplicissimi ma evocativi, come otto scale di legno utilizzate per ricreare montagne, valli, mercati. Il tutto esaltato dalla perfezione tecnica degli undici performer, attori cantanti danzatori, coordinati dal regista Yusrli Katil.
Il collettivo torna poi sul palco giovedì 18 giugno e venerdì 19, sempre al Teatro alle Tese, con “Hikayat Perahu/The Tale of boat”, per la regia di Sri Qadariatin, già attrice con Bob Wilson. L’opera si ispira a un altro testo fondamentale della letteratura malese, Syair Perahu, del poeta mistico sufi Hamzah Fansuri, vissuto tra il XVI e il XVII secolo, e mette in relazione la danza balinese, la musica rituale e il Sylat, raccontando il viaggio simbolico di una barca attraverso l’oceano come metafora della vita e del percorso spirituale dell’anima. Attraverso immagini evocative, suoni tradizionali e movimenti rituali, la scena si trasforma in uno spazio sospeso tra memoria, natura e trascendenza.

LENI PONIFASIO DALLE ISOLE SAMOA

Il festival diretto da Dafoe accoglie l’artista samoano Leni Ponifasio col suo potente immaginario che attinge alle culture aborigene del Pacifico – dai Maori della Nuova Zelanda ai Kiribati della Micronesia -e del Sud America per generare nuovi simboli che parlino anche al nostro presente: nasce da questo sguardo “Star Returning: Venice”, in scena il 20 e 21 giugno al Teatro alle Tese, uno spettacolo che intreccia cerimonie, cultura performativa e teatro contemporaneo narrando una storia che collega passato e presente. Qui Ponifasio si concentra sulla cosmologia e sui miti del popolo Yi, comunità della regione montagnosa del Daliangshan, in Cina, esplorando il loro legame con la natura, gli antenati e la spiritualità che permea questa cultura.

Come uno sciamano, l’artista si muove tra miti, natura e memoria collettiva, regalando un’opera unica che unisce danza, musica e immagini in una emozionante esperienza immersiva e simbolica. Con poesia e disegni di Jidi Majia, lo spettacolo invita il pubblico a riflettere sul rapporto tra uomo, terra e spiritualità: “Star Retuning – scrive Ponifasio, che in oltre 30 anni di esperienza con comunità indigene di tutto il mondo ha maturato un linguaggio unico e personale – è un progetto collettivo che mira a mettere in luce le complessità della vita e infondere speranza e autenticità. Solo se collaboriamo possiamo rimodellare le percezioni, prendere in mano la vita e contrapporre alla disperazione un immaginario fatto di bellezza, forza e possibilità”.

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