La coreografia, per lui, “è una sensazione musicale. La vedo come se fosse una partitura musicale”. Emanuel Gat ha sempre modellato le sue linee coreografiche sulla scrittura musicale: dopo tutto, per lui, il ruolo di coreografo è simile a quello di un direttore d’orchestra, capace di “plasmare” il suono restituendo un’emozione “fisica”, vibrante: da ex studente di musica, l’artista israeliano ama costruire il movimento come se stesse ideando una partitura, puramente strumentale e priva di titoli descrittivi. Le sue coreografie, infattì, non nascono per raccontare storie precise o trasmettere un’emozione univoca; al contrario, le emozioni scaturiscono spontaneamente durante il processo di strutturazione del movimento.
Parte da questo approccio anche il suo nuovo lavoro “Five days in the sun”, con cui aprirà, in prima italiana, il Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia, il 17 e 19 luglio. La 20. edizione della kermesse, diretta da Wayne McGregor, che fino al 1 agosto ospiterà 140 artisti per più di 60 appuntamenti in un programma di tutte novità (9 prime assolute, 3 prime europee, 8 prime italiane), si intitola Il tempo non esiste, una riflessione che pensa al fluire dei corpi nel tempo e alla danza come a una disciplina che, per sua natura, può indagarne la complessità. “Questa profonda esplorazione del tempo, – scrive McGregor – o meglio di un tempo che non esiste, alla Biennale Danza 2026 scandaglia i temi della memoria, dell’identità e dell’esistenza, incoraggiandoci a riflettere e a percepire il nostro legame con la vita – un invito a cambiare il modo di relazionarsi e di essere”.
LA QUINTA DI MAHLER IN VERSIONE INTEGRALE
Un atteso ritorno a Venezia e alla Biennale quello di Emanuel Gat, figura di spicco della danza israeliana e fra i coreografi più amati anche in Europa, dove è attivo in Francia da un ventennio. In “Five days in the sun”, Gat “danza” l’intero respiro della Quinta sinfonia di Mahler. Pietra miliare del repertorio classico e tra le più famose di Mahler, la Sinfonia n. 5 ha ispirato numerosi coreografi nel tempo: ma mentre Roland Petit e John Neumeier hanno coreografato solo il celebre Adagietto, Emanuel Gat ha deciso di confrontarsi con quasi tutto il viaggio emotivo e musicale dell’opera. Strutturato in cinque atti, uno per movimento sinfonico, “Five days in the sun” non racconta una storia in senso stretto, ma si muove attraverso le emozioni, costruendo un viaggio narrativo che spazia dall’amore alla morte e alla trasformazione. All’interno di uno spazio aperto modellato da un complesso sistema di illuminazione dinamica, Gat intreccia disperazione e gioia, tensione e rilascio, introspezione e movimento. “La luce è per me un compagno, un interlocutore – ha detto in recenti interviste – I corpi vi si gettano e ne escono. La luce li disegna, li dirige. Lo spettacolo è come un pensiero che danza“.

Questo nuovo lavoro, che ha aperto l’edizione 2026 di Montpellier Danse prima di arrivare a Venezia (Gat andrà poi a Oriente Occidente di Rovereto con un altro spettacolo, “Bach to Sacre”) , riveste un’importanza particolare nella carriera del coreografo, poiché segna un nuovo capitolo per la compagnia. Con sede a Marsiglia, l’ensemble riunisce ora dodici giovani danzatori selezionati tramite audizioni da tutto il mondo, inclusi tre provenienti dalla città stessa. Vestiti con lunghi costumi di seta traslucida progettati da Inez Wicher, diventano i vasi sensoriali di questo viaggio verso il rinnovamento in cui musica, coreografia e illuminazione esaltano il potere espressivo del corpo. Un incontro che apre varchi verso un profondo viaggio attraverso l’esperienza umana.
ITINERARI FRANCESI
Nato in Israele nel 1969 e trapiantato in Francia, purista della danza, Emanuel Gat è considerato uno dei maggiori coreografi sulla scena internazionale, regolarmente invitato a creare nuove coreografie per prestigiose compagnie di ballo tra cui l’Opera di Parigi, Sydney Dance Company, Tanztheater Bremen, Balletto del Grand Théâtre di Genève, Balletto di Marsiglia, Balletto reale svedese, Balletto dell’Opera di Lione e molti altri.
Fonda la sua compagnia, Emanuel Gat Dance, nel 2004, con cui, tre anni dopo,sceglie di trasferirsi in Francia alla Maison de la Danse d’Istres : qui crea alcuni dei suoi maggiori successi internazionali, come Winter Voyage e The Rite of Spring (2004), K626 (2006) sulle note del Requiem di Mozart, Silent Ballet (2008), Winter Variations (duo che lo ha visto in scena nel 2008 insieme a Roy Assaf), BrilliantCorners (2011) e ancora nel 2013 il progetto Up Close Up che include due creazioni The Goldlandbergse e CornerEtudes.

Dal 2013, per tre anni, Emanuel Gat è artista associato al Festival Montpellier Danse. Qui, nel 2017, presenta due produzioni: una collaborazione unica con il Balletto dell’Opéra di Lione per Tenworks (for Jean-Paul), programma di 10 pièces brevi danzate da interpreti di entrambe le compagnie, e DUOS, una serie di duetti in scena in differenti luoghi pubblici di Montpellier. Nel 2018 collabora con il prestigioso Ensemble Modern, con cui crea Story Water esplorando la musica di Pierre Boulez. A partire dalla stagione 2018-19 e per tre anni Gat è coreografo associato al National Theater of Chaillot di Parigi.
Attualmente, Gat è artista associato all’Arsenal – Cité Musicale di Metz e sta creando un nuovo lavoro per l’opera “Tosca” di Puccini.
