CHIARA PAVAN – Perché, 80 anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il mondo è ancora in guerra? Partendo da questa domanda, due artiste multidisciplinari provenienti da Giappone e Cina – paesi molto diversi e non sempre in “armonia” – hanno iniziato a collaborare. Scoprendo che le loro vicende personali e familiari sono state influenzate dai conflitti, e che quindi storia e traumi si imprimono con forza nella memoria del corpo. Nasce così “What is War” (Cosa è la guerra) – frase emblematica anche perché priva di punto interrogativo – la performance che Eiko Otake e Wen Hui propongono, in prima nazionale, al 20. Festival Internazionale di Danza contemporanea della Biennale di Venezia.
Diretto da Wayne McGregor e intitolato “Time do not exist”, il festival accoglie in laguna 140 artisti per più di 60 appuntamenti lungo l’arco di due settimane (17 luglio – 1 agosto) e un programma di tutte novità: 9 prime assolute, 3 prime europee, 8 prime italiane. Novità che esprimono l’evolversi dei linguaggi della danza sotto la spinta delle urgenze del nostro tempo, linguaggi rigenerati dall’energia vitale delle culture di provenienza dei molti artisti presenti, in connessione profonda con ritmi, paesaggi e storie di tradizioni altre il cui veicolo è il corpo. “Questa profonda esplorazione del tempo – scrive McGregor – o meglio di un tempo che non esiste, alla Biennale Danza 2026 scandaglia i temi della memoria, dell’identità e dell’esistenza, incoraggiandoci a riflettere e a percepire il nostro legame con la vita – un invito a cambiare il modo di relazionarsi e di essere”.

STORIE NASCOSTE E REPRESSE CHE SEGNANO LE ESISTENZE

Per Eiko Otake e Wen Hui “la guerra è collegata a ogni persona. I nostri corpi sono connessi a questa guerra. Ogni guerra interferirà con il tuo corpo”. Ecco allora che “What is war” (atteso al Teatro Piccolo Arsenale il 31 luglio e l’1 agosto) si sviluppa proprio da queste riflessioni.
Ideato, coreografato e interpretato dalle due artiste, “What Is War” esplora le relazioni personali, culturali e nazionali con la guerra, svelando storie represse raramente discusse apertamente da genitori, nonni, famiglie, amici e noi stessi. Eiko Otake e Wen Hui scavano così nelle rispettive vicende familiari, nei loro ricordi del secondo conflitto mondiale, e nelle sue risonanze globali. La prima, formata in Giappone dai maestri del butoh Kazuo Ohno e Tatsumi Hijikata, attiva a New York dal 1976, è presente in tutto il mondo con le sue opere multimediali; la seconda, carismatica pioniera della danza moderna in Cina, ha fondato a Pechino nel 1994 la prima compagnia indipendente, fuori dal sistema statale, oggi di stanza a Francoforte.

Ecco allora che l’opera mescola danza, movimento, storie, proiezioni video, lingue, voci, silenzio e suono, accompagnando lo spettatore attraverso memorie ed esperienze, storia e immaginazione, individui e stati-nazione. Per scoprire, e quindi ricordare, che la guerra ci connette tutti attraverso le generazioni, indipendentemente da quanto intimamente o lontanamente. Perché tutti, in fondo, abbiamo la guerra nei nostri corpi. “Sentiamo fortemente che la guerra è collegata a ogni persona – hanno detto in recenti interviste – Spesso, alle persone si dice che una guerra è una guerra giusta. E dopo che hai perso, diventa una ‘guerra sbagliata’. Ma la guerra non può essere separata in ‘guerre giuste’ e ‘guerre sbagliate. È omicidio, ed è grottesca. In una scena, andiamo sul fondo del palco fino al muro, e ci facciamo molto piccole. La guerra ci fa diventare piccole”.

NO RULE IS OUR RULE

Le due artiste sono amiche sin dal 1995, ma iniziano a collaborare dal 2020, quando trascorrono tempo insieme a parlare degli effetti della Seconda Guerra Sino-Giapponese (1937-45) sulle loro famiglie. Quando scoppia la pandemia di covid, si incontrano settimanalmente via Zoom per rivedere i filmati girati insieme in Cina. Da questi spunti nasce un documentario, “No Rule Is Our Rule” che le spinge poi a progettare “What Is War”, lavoro che debutta nell’aprile 2025 al Walker Art Center di Minneapolis e poi al Center for the Art of Performance dell’UCLA, per arrivare al Brooklyn Academy of Music a fine ottobre.
Abbiamo iniziato “What is War” nel 2020 – dice Wen Hui Da allora, sono scoppiate altre guerre. Anche se la nostra distanza fisica dalla guerra può variare, la guerra è davanti a tutti noi. Ogni giorno, sui social e in tv, si vede guerra. Puoi chiudere gli occhi, ma non puoi smettere di pensarci. Vogliamo esplorare questi sentimenti”. E le loro ricerche le hanno portate a curiosare nei ricordi di famiglia. Wen Hui, ad esempio, ha scoperto durante il covid, stando a casa della madre, che sua nonna era morta in un attacco aereo giapponese nella sua città natale.
Eiko Otake ricorda invece che suo suo padre, durante la Seconda Guerra Mondiale, si rifiutò di andare in Cina. “Sono nata nel 1952. Quell’anno finì l’occupazione americana in Giappone. Sono cresciuta apprendendo della Seconda Guerra Mondiale da chi l’ha vissuta. Ho assorbito il sentimento pacifista da ogni insegnante, libro e film che ritenevo importanti. Anche mio padre ha fondamentalmente mentito per essere congedato dall’esercito. Vengo da quel tipo di famiglia. Questo non significa che i membri della mia famiglia fossero eroi, ma significa che la società non era totalmente favorevole alla guerra. Diversamente da quanto mostrano film e media, i civili avevano una sensazione diversa nei loro corpi. Questa storia è stata molto potente per me perché dimostra che, da individui, possiamo prendere una decisione, anche in una grande guerra”.

LA GUERRA, I CORPI E LE OMBRE

All’inizio della performance, un breve video mostra Eiko Otake e Wen Hui sedute a conversare, sottolineando che la guerra colpisce tutti. Le loro mani, serrate o poste sul cuore, e i volti angosciati rivelano un profondo turbamento. Camminano lentamente l’una verso l’altra, attraversando il palco in silenzio, come se stessero vivendo le fasi del lutto. Trascinano un grande pannello su ruote, una sorta di lavagna che funge da specchio, sporco e deformato. Mentre lo spingono, camminando faticosamente, inciampando, dibattendosi e strisciando, danzano silenziose e tese: il riflesso amplifica i loro volti e le torsioni del corpo.
Compaiono poi le immagini della “Comfort Station” Lijixiang a Nanchino, mostrando donne cinesi costrette alla schiavitù sessuale dall’Esercito imperiale giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale, con stime di vittime tra 20mila e 200mila. Otake interagisce con una proiezione della struttura, le sue mani sembrano entrare nell’immagine e attraversarla. Poco dopo, rimuove il vestito nero e avanza nuda verso il pubblico, stabilendo un contatto visivo intenso con gli spettatori.

WHAT IS WAR

Un’altra sequenza toccante fa sicuramente riferimento alle ombre dei corpi dopo l’esplosione delle atomiche sganciate dagli USA a Hiroshima e Nagasaki, il 6 e 9 agosto 1945. In uno dei suoi monologhi Otake riporta una conversazione con l’amica scrittrice giapponese Kyoko Hayashi, che fu esposta alla bomba a Nagasaki. “I corpi che ho visto il 9 agosto non avevano contorni” raccontava. Con le spalle rivolte al pubblico, Otake e Wen vengono illuminate da una luce intensa che proietta le loro ombre su un sipario bianco. Mentre camminano verso il fondo del palco, i loro corpi fisici si fondono lentamente con le loro forme scure. I loro contorni scompaiono.
What is war” è senza fine. Perché ogni guerra genera altra guerra, violenza e espropriazione. E non si tratta tanto dell’esperienza della guerra in prima persona, ma piuttosto di ciò che significa confrontarsi con il trauma intergenerazionale attraverso la memoria. Tra nuove guerre e crisi globali Wen Hui ed Eiko Otake ci ricordano quanto sia fragile, e quanto preziosa, ogni vita individuale.

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