Karamazov tra visioni e puppet

Posted on 21 ottobre 2011

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Modena – La scena è povera – solo una teoria di grucce in forma di croce sullo sfondo e due file laterali di panche in legno – e i costumi sono semplici, ma nel suo allestimento di “Karamazov” il regista argentino César Brie torna a mettere al centro l’attore e il suo gesto. Perché il suo è ancora e sempre un attore-faber, capace di trasformare e di caricare di significato oggetti e assenze, movimenti e silenzi.
Il debutto al festival modenese VIE ha portato Brie a presentare un’opera che, in alcuni passaggi, è ancora alla ricerca delle soluzioni più coerenti. Nella parte iniziale, in particolare, il racconto dei personaggi prevale sulla loro “incarnazione” negli interpreti e nel seguito della riduzione teatrale dall’ultimo romanzo di Dostoevskij emergono ancora alcuni scarti bruschi o eccessivamente diluiti in cerca di compimento.
Ciò detto – e considerando che il lavoro di Brie su un testo e su un’opera è quasi sempre più lungo dei 4 mesi di laboratorio con questa giovanissima compagnia – la riduzione de “I fratelli Karamazov” per l’allestimento è pienamente equilibrata e la costruzione dell’opera non rinuncia alla contaminazione tra la componente slava e quella latina. Brie compie scelte forti, rinunciando anche a scene topiche dell’opera, ma realizza un percorso coerente di emozioni e quadri “pittorici” di grande effetto. Utilizzando i poverissimi materiali, le luci e tre burattini in forma di bambine, il regista argentino dà un’anima alla rappresentazione di una Russia iperbolica e mai grottesca, a tratti visionaria, ma non rigidamente stereotipata.
C’é una direzione corale degli attori, che realizza l’intento di «rendere plurale l’intimo, intimo il sociale e svelare lo strazio di anime individuali», per dirla con le parole del regista. Ci sono momenti comici come la visita del padre Fedor Karamazov in convento al figlio Alekséj. E scene toccanti, come l’incontro amoroso tra Katerina e Ivàn e quello tra Alekséj e l’inferma Lisa (rappresentata non in carrozzina, ma tenuta in piedi per i capelli) o come il monologo sui bambini di Ivan. Ci sono azioni teatrali di grande suggestione, ad esempio nell’utilizzo dei burattini integrato nella trasformazione degli attori in puppet di carne e ossa, irrigiditi come dentro una baracca o appesi a corde elastiche come marionette.
Dunque César Brie, con un lavoro complesso e di grande intensità, affronta la grandezza di un romanzo universale e ne trae, in particolare, uno sguardo alle tematiche sociali, al dolore delle guerre fratricide e dell’ingiustizia che colpisce gli innocenti.
La tournée, già densa di date, inizierà a gennaio 2012 da Modena.

Giambattista Marchetto

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