Reazione esplosiva tra Shakespeare e Carrol

Posted on 5 novembre 2011

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Vicenza – Quando il principe di Danimarca impazzisce, il testo di “Hamlet” assume connotati onirici e suggestivi. La follia – finta e intima ad un tempo – accompagna infatti Amleto verso una trasfigurazione visionaria della realtà, tanto che non si limita a immaginare e costruire la vendetta contro lo zio fratricida, ma imbastisce un teatro surreale e provocatorio. E verso questa dimensione onirica e rovesciata si muove il ripensamento dell’opera shakespeariana portato in scena da Armando Punzo con la sua Compagnia della Fortezza.
Riallestito al Teatro Olimpico di Vicenza per il Laboratorio Olimpico (e in apertura della stagione “Niente Storie”) e premiato dall’entusiasmo del pubblico, “Hamlice” stravolge la tragedia in una crasi con il viaggio fiabesco e inquietante di Alice nel Paese delle meraviglie. Giocato su spunti visionari, che ondeggiano tra l’iconografia watersiana di The Wall, il tardo barocco e la pittura manierista, lo spettacolo vive di una partitura musicale originale eseguita dal vivo da Andrea Salvadori e di un impianto scenico dilaniato tra gioco linguistico e paradosso, nel quale si stagliano i magnifici costumi di Emanuela Dell’Aglio. Raccogliendo le energie di un corpo attoriale (i detenuti di Volterra) capace di un solido impatto poetico, Punzo imbastisce la successione di quadri e visioni che incantano per bellezza e ironia. Gli attori danno una grande prova di compostezza e potenza, si mettono in gioco svelando doti istrioniche e flessibilità nel gioco dei corpi. E la voce da contralto di Maurizio Rippa riempie di suggestione le paure e le provocazioni reinventate per l’Olimpico. Forse Punzo eccede nella sua parte parlata, che finisce per essere solo un contrappunto al vagare dello sguardo, ma “Hamlice” alla fine è un concerto formidabile di suoni, gesti, smancerie, visioni, brutalità, poesia, colore. Non è il senso quello che conta, ma la perdita progressiva di ogni dimensione prevedibile in questo Saggio sulla fine di una civiltà. Scivola il senso e i personaggi di Shakespeare perdono i propri connotati per confondersi nella folla di un circo di clown incantevoli. E tutto finisce in una chiassosa battaglia di lettere (di polistirolo) e parole in libertà lanciate e rilanciate tra proscenio, gradinata e platea.
Meritato il lungo applauso.

Giambattista Marchetto

“Il Libro della Vita – La storia di Alì” della Compagnia della Fortezza è protagonista di una delle serate di Tutto esaurito!, lo speciale di Rai Radio3 curato da Antonio Audino e Laura Palmieri


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