La “morsa” difficile di Pirandello

Posted on 4 dicembre 2011

1


Padova – Acuto torturatore di animi umani rinchiusi nella gabbia di personaggi, condannati in carne e ossa a riconoscersi nello specchio della meschinità, Pirandello è autore e regista in ogni riga delle proprie pièce. Non sfugge nulla alla sua penna e allo stesso tempo la centralità della parola – quella detta e quella ammainata o sottesa – è una sfida complessa per l’attore. Tanto complessa che sembra semplice, ma risulta scivolosa senza una guida registica precisa. E sul breve epilogo de “La morsa” sembra scivolare un regista attento come Arturo Cirillo.
Lo spettacolo – passato al MPX di Padova e al Camploy di Verona – non rispetta le aspettative generate dalla compresenza dello stesso Cirillo e di Sandro Lombardi, che pure non manca di imprimere la propria intensa cifra stilistica al marito cornuto Andrea Fabbri. Il regista/coprotagonista, invece, fatica a cogliere appieno le sfumature meschine e intimamente affrante dell’avvocato Antonio Serra: il suo tradire l’amico risulta banale, tanto che il cornificatore risulta appiattito sulla propria umanità senza qualità. Per non parlare della fedifraga signora Giulia, alla quale Sabrina Scuccimarra offre molta enfasi, una gestualità spesso refrattaria e ben poca credibilità.
Non bastano dunque la suggestiva scenografia – costruita da Dario Gessati con teche e piante palustri – e alcune idee pregevoli per salvare una messinscena registicamente appuntabile – a partire dall’innesto (voluto, ma mal riuscito) delle didascalie nel dramma scialbo che si consuma nella “morsa” del triangolo amoroso.

Giambattista Marchetto

Posted in: recensioni, teatro