Incubo (debole) di una notte di mezza estate

Posted on 29 gennaio 2012

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Padova – Nell’avvicinare quell’incubo nella notte di mezza estate che è “La Signorina Julia”, Valter Malosti sceglie di non tenere quel distacco scandinavo che altri registi hanno applicato al dramma naturalistico di August Strindberg. Anzi, nella coproduzione Stabile di Torino/Teatro di Dioniso – vista al Verdi di Padova – Malosti sceglie un approccio viscerale per restituire la forza devastante che gli avvenimenti nel plot generano nella protagonista. E parallelamente si propone di riallacciarsi alla suggestione isterica che Strindberg tratteggia nel descrivere la “perdita di sé” di Julia.
Se le premesse sono interessanti, l’esito non è altrettanto forte. Valeria Solarino è una bellissima Julia sopra le righe e innaturale, rispondendo evidentemente al taglio registico, ma risulta quasi sempre poco credibile. Se è vero che il suo personaggio sembra incarnare un impeto (dionisiaco) all’autodissolvimento, alla perdita dei limiti (sociali e privati), alla ricerca di una felicità altra e inarrivabile, l’attrice non riesce a superare il tono melodrammatico o attonito. Anche lo stesso Malosti, nei panni (di pelle nera) del servo Jean che seduce sedotto la giovane padrona, ha buon gioco ad apparire un cinico credibile, ma non vibra nel suo personaggio alcun accenno di tragico. Su tutti, un esempio: nemmeno l’uccisione dell’uccellino di Julia, che insanguina la scena preludendo al suicidio finale, fa vibrare qualcosa più di una luce rossa sulla scena.
Accade così che la cucina-antro in cui Julia si dovrebbe perdere in un baratro di follia, in cui si consuma l’abiura di sé, in cui l’ordine cede il passo all’orgiastico, si trasfiguri invece nel piccolo set in cui si respira la finzione banale di tanti telefilm italiani. Finti gli interpreti, finte le passioni, finto il dramma; emergono le soluzioni scenografiche di Margherita Palli, che di ottima finzione sono intrise. E non basta la forza del testo di Strindberg per rendere grande un lavoro debole e a tratti noioso.

Giambattista Marchetto

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