Un Orlando furioso e umano, troppo umano

Posted on 14 febbraio 2012

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Padova -L’arme e gli eroi, gli amori e le passioni, leggende e debolezze di paladini e dame raccontati da Ludovico Ariosto salgono sul palcoscenico con la faccia e il piglio stralunato di Stefano Accorsi. E quel bizzarro lavoro che è lo spettacolo “Furioso Orlando” – visto al Mpx di Padova – scopre una verve ironica e irriverente nelle rime del poema cinquecentesco grazie alla riscrittura di Marco Baliani. Il regista, infatti, compie una interessante operazione di tessitura e ricamo, unendo i passaggi fondamentali dell’opera in un percorso che intrattiene e diverte il pubblico, umanizzando i personaggi ariosteschi tanto da renderli quasi maschere comiche da operetta.
Puntando su una buona interpretazione di Accorsi, volutamente spinta a tratti verso il ridicolo e a tratti verso il pomposo, lo spettacolo svela quanto siano grandi le invenzioni poetiche dell’Ariosto e quanto possano essere vicine ad un gusto moderno e sornione quelle gesta da romanzo cortese. Ma soprattutto quanto possa essere umano, troppo umano l’eroe se osservato con sguardo ironico.
Tra battute salaci, rese dal protagonista con quella sua aria svagata che il cinema ha saputo valorizzare, e contrappunti ironicamente severi di Nina Savary (così francese…), sulla scena Ruggiero diventa un mandrillo incorreggibile e Bradamante una paladina-amante bistrattata, mentre Angelica la bella non può fare un passo senza esser insidiata da vecchi e giovani smaniosi. Non mancano i momenti hot, quando la narrazione di Accorsi-Ariosto concentra lo sguardo sugli incontri appassionati tra Angelica e Medoro o sull’incantamento erotico della maga Alcina su Ruggiero. Eppure il passaggio che il protagonista riesce a restituire con maggiore vividezza di emozioni è l’esplosione della follia furiosa di Orlando, impazzito d’amore e di delusione, quasi irriso dal destino.
Questa saga di paladini e dame, di amori tradimenti e giochi, lascia forti dubbi sulla teatralità della messinscena, a tratti banale come in certi semplici allestimenti di teatro per bambini. Va riconosciuto però a Baliani e Accorsi il merito di aver concentrato l’attenzione sul testo e, proprio enfatizzandone la valenza di fiaba o di soap opera a seconda delle occasioni, di aver realizzato un processo di semplificazione non banalizzante capace di avvicinare un ampio pubblico alla grandezza dell’Ariosto.

Giambattista Marchetto

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