Genova – A due passi da Via del Campo, tra i carruggi stretti e scuri nella pancia di Genova, una carnosa mulatta ricorda in pieno giorno quelle muse impenitenti di molte canzoni di Fabrizio De André. Tra quei vicoli si scoprono accostamenti curiosi e multietnici, gusti straordinari per il palato e scorci che inducono a riconoscere una bellezza intrisa di contraddizioni.
La passeggiata tra via San Lorenzo e l’ampia piazza De Ferrari obbliga a confrontarsi con la cattedrale in San Lorenzo, che mantiene intatto un fascino antico, e la popolare chiesa del Gesù e dei Santi Ambrogio e Andrea, che nelle sue forme barocche stupisce per due Rubens conservati con cura ma senza fasti. Per arrivare alla piccola chiesa medievale dedicata a San Matteo, che all’esterno gioca di rimando con le facciate dei palazzi che furono dei Doria, mentre all’interno è sobria e semplice. D’altra parte tutte le chiese di Genova sembrano aver conservato con cura i preziosi decori pittorici, dalla più particolare San Siro alla grande Nunziata, che porta con onore le cicatrici dei bombardamenti e si rivela carica di un fascino sontuoso e passatista.
Tra un focaccia e una fetta di Pasqualina nei forni del centro storico, un caffè e un dolce al bancone antico di Cavo (www.cavo.it) e un gelato – la qualità media a Genova è buona – da Excelsa in via San Luca (www.gelateriaexcelsea.it) si percorrono chilometri per il piacere di perdersi.
In piazza De Ferrari si affaccia il palazzo della Regione, l’affascinante Palazzo della Borsa e il celebre Teatro Carlo Felice. Da vedere i palazzi che danno su piazza Fontane Marose e che aprono la sfilata delle grandi dimore lungo via Garibaldi, fino alla sede municipale che merita un passaggio. Le collezioni del Palazzo Rosso e del Palazzo Bianco attraggono per qualità delle opere esposte, ma forse è più genovese quel Palazzo Reale edificato dai Doria come quasi tutta via Balbi, oggi divenuta zona universitaria. Le stanze del palazzo, che ha mutuato il nome dopo l’acquisto da parte dei Savoia, sono preziose ma con un piglio di museale decadenza che non ne oscura il fascino – meritano un passaggio gli arazzi e le opere di Tintoretto, Van Dyck, Strozzi (www.palazzorealegenova.it).
Tra le molte tentazioni gastronomiche, da non perdere l’osteria Vico Palla (prenotazione ineludibile) a ridosso di Porta Siberia nel Porto Antico, che per qualità dei piatti tradizionali e attenzione allo star bene conviviale merita una menzione speciale (www.anticaosteriavicopalla.com).
In Via del Campo, intanto, l’amore mercenario evocato da De André si è spostato di poco, mentre al civico 29rosso lo storico negozio Musica Gianni Tassio è divenuto l’Emporio ribattezzato 29rosso – museo dedicato ai cantautori genovesi passati tra questi vicoli come Bindi, Tenco, Paoli, Lauzi, per arrivare a Fossati, De Scalzi e Manfredi (www.viadelcampo29rosso.com).

Da Genova non è distante la cittadina di Noli – la quinta Repubblica Marinara – che offre al visitatore scorci incantevoli, una gradevole passeggiata lungomare e l’atmosfera da centro peschereccio votato al turismo di qualità. Sotto le torri che costellano il paese, tra l’antica chiesa romanico-bizantina di San Paragorio e la duecentesca piazzetta del Comune, si respira una vita vera fatta di persone che ci vivono e lavorano senza abbandona vicoli e piazzette solo ai turisti.
Al ristorante da Ines o al Bucun di Preve si gustano i piatti della tradizione, dal cappon magro alle trenette al pesto, dal coniglio alla ligure allo stoccafisso. La Friggitoria del centro riserva alcune chicche da gustare al volo, ma perdersi nelle vie del borgo significa imbattersi in pasticcerie e focaccerie che fanno rimpiangere di non potersi fermare ad ogni passo. Il Vinaio propone degustazioni abbinate alle migliori etichette liguri (e non solo), mentre Pappus offre il miglior gelato su piazza.

Giambattista Marchetto

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