Padova – Quando una performance è tecnicamente stimolante e centrata sotto il profilo della qualità visiva, ma non riesce a scuotere l’intimo di chi partecipa da spettatore all’azione, si impone un interrogativo relativo al rapporto tra estetica e senso. Viene immediato farlo dopo lo spettacolo del Complexions Contemporary Ballet, che al Teatro Verdi di Padova ha chiuso il festival Prospettiva Danza Teatro.
La compagnia newyorkese è infatti espressione di quello stile solido e muscolare che caratterizza molta danza contemporanea Usa, con una forte valorizzazione della componente maschile – frutto dell’esperienza dei coreografi fondatori Dwight Rhoden e Desmond Richardson con Alvin Ailey – e una minore enfasi sui ruoli femminili, nonostante le doti delle ballerine. Dunque una gran bella compagnia, ma probabilmente meno apprezzabile per lo sguardo raffinato dal gusto europeo e italiano. C’è una importante esibizione della tecnica, elevata per livello ma talvolta prevedibile, mentre lo scarto realmente stimolante deriva dall’ironia di alcuni passaggi meno scontati che utilizzano la totalità del movimento.
Il programma con cui i Complexions sono in tournée si apre con Thereshold Inlay, coreografia di Rhoden sul Concerto in Sib minore di Čajkovskij: un confronto non facile con la grande tradizione, con un esito molto tecnico ma ancora da rodare per migliorare l’amalgama del gruppo. Il secondo atto si articola in tre pas de deux e un assolo di Rhoden più solidi: un perfetto Testament su musica spiritual, con lei in body e lui in gonna; bellezza e precisione in Choke, con l’allievo che in alcuni tratti oscura in scena il primo ballerino; On Holiday senza sbavature, pur nella difficoltà di molte prese; un entusiasmante Showman’s Groove, con una coppia di interpreti capace di valorizzare il crooner Buble; infine lo stesso Richardson è un plastico interprete dell’assolo Moonlight, musicato e coreografato per lui da Rhoden. Chiude il programma Mercy, nel terzo atto, più facile da gustare per il pubblico e in qualche modo più ammiccante nella coralità del movimento.
Dal confronto con il lavoro dei Complexions emerge l’apprezzabile qualità nell’utilizzo di codici della danza classica scomposti e filtrati attraverso l’esperienza americana (di derivazione Ailey) che permette di rompere i canoni e di utilizzare l’energia e la potenza di corpi statuari capaci di piegarsi alle linee coreografiche che definiscono uno stile.

LC

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...