Capossela suona l’abbraccio di una musica da catastrofe

Posted on 17 luglio 2012

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Tarvisio UD – Il rebetiko è musica nata da una catastrofe, da una grande crisi e da una colossale migrazione. Ha dentro di sé il cromosoma della ribellione e della rivolta individuale. E nel momento in cui un intero mondo sta sparendo è bene abbracciarsi perché una corda intrecciata a più fili ha maggiore resistenza. Così questa musica offre ad ognuno la possibilità di ballare da solo nel centro di un abbraccio. Il rebetiko è anche musica dell’assenza. Assenza di chi resta, di chi non è partito, di chi subisce la partenza altrui, o assenza della nostra parte che non se n’è andata.
Viene da questo pensiero di implosione e nostalgia il titolo dell’album con cui Vinicio Capossela è uscito lo scorso 12 giugno in Italia e Grecia (La Cupa/Warner). E “Rebetiko Gymnastas – Esercizi allo scoperto” è anche il titolo del tour che si apre giovedì 19 luglio con un concerto intenso al No Borders Music Festival di Tarvisio (Udine) e che prosegue nell’estate 2012 tra Italia, Spagna e Grecia.
Capossela sarà in tour con la band italo-greca (in formazione allargata) con la quale ha inciso il disco, composta da Alessandro Stefana (chitarre, steel guitar e bouzouki), Glauco Zuppiroli (contrabbasso), Vincenzo Vasi (theremin, campionatore e voce), Manolis Pappos (bouzouki), Ntinos Chatziiordanou (accordeòn), Vassilis Massalas (baglamas) e Dimitrios Emmanouil (percussioni).

Quelle di “Rebetiko Gymnastas” sono prove ginniche che riguardano alcune vecchie canzoni, ripassate con l’esercizio di un modo di vivere e di suonare. Musicalmente sono spezie forti, che vengono da Oriente, ma che sanno anche rimanere ferme al loro posto. Sono pezzi e temi già noti che rivestono la tuta ginnica e tornano a sedersi. Il concerto è dunque un’odissea con ritorno in porto. Esercizi allo scoperto, dove si viene allo scoperto della vita, praticati su brani di risacca e di taverna. Rebetiko, morna, bolero, sono musiche riportate dalle onde.
“Dopo il mare viene il porto – spiega Vinicio Capossela -. I porti sono per le musiche quello che è il polline per i fiori. Queste sono musiche di porto che praticano esercizi, indiscipline individuali. Cavalli che provano a essere giraffe. Sono suonate in greco, per debito nei confronti della Grecia, che ha donato al mondo oltre alla civiltà anche una delle più straordinarie musiche urbane del mondo: il rebetiko. Sono pezzi che nell’anno dell’olimpiade servono per fare esercizio di ribellione e di identità, per tenere in esercizio il mangas che e’ in noi. Per ricordarci che siamo originali: che abbiamo un origine. Che siamo uomini, non solo consumatori e non abbiamo paura di consumare la vita. Questi sono esercizi allo scoperto, dove si viene a scoperto della vita”.

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