Sonorità contemporanee per il cineconcerto in Sinagoga

Posted on 26 ottobre 2015

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synagogePraga CZ – Sulle tracce di una esperienza che il pubblico cerca e apprezza, più multimediale che multisemantica, l’Orchestra Berg presenta in questa stagione un progetto che interseca musica dal vivo e immagini in movimento. Niente elaborazioni video o sperimentazioni in 3D, l’ensemble ceca accosta la produzione di alcuni giovani compositori alla visione di vecchi film di inizio Novecento.
L’ultimo evento – presentato alla Sinagoga Spagnola di Praga, grazie alla collaborazione con il Museo Ebraico della città – raccoglie sotto il titolo CINEGOGA #5 > POETICKÁ AVANTGARDA cinque brevi composizioni cinematografiche degli anni Venti accostate ad altrettante articolazioni musicali-sonore create da giovani autori. L’incontro tra la bellezza del luogo, la particolarità dei girati in bianconero e la musica dal vivo è di per sé stimolante, ma la natura stessa dei brevi film scelti – autentici studi di un cinema sperimentale nei contenuti e nelle tecniche – ha creato l’opportunità per la musica di ‘giocare’ allo stesso livello in termini di curiosità espressiva.
In apertura del cineconcerto un classico del cinema nascente, il corto Manhatta che Charles SheelerPaul Strand dedicarono a New York nel 1920; l’accompagnamento di Eliška Cílková non sembra seguirne il ritmo, ma propone una sorta di contrappunto sonoro senza una linea precisa. Più coerente, senza per questo essere banale, il corpus sonoro che Jan Ryant Dřízal intreccia con le sperimentazioni che lo stesso Steiner dedica all’acqua: tra chiaroscuri, ombre, movimenti dello sguardo, con H2O (1929) il regista sembra rivelare lo stupore di un occhio tecnologico appoggiato sulla natura amorfa e l’accostamento musicale ne rafforza l’effetto. Un passaggio che per Steiner diventa parossistico e quasi geometrico, scivolando verso l’astrazione con Mechanical Principles (1930), e la musica composta da Šimon Voseček ne segue pregevolmente la capacità di analisi delle macchine come organismi artificiali.
manrayDallo sguardo che seziona la realtà si passa allo sguardo che trasforma, quasi mistifica la realtà con il surrealismo di Man Ray. L’artista americano gioca con il concetto di solitudine in Emak Bakia (1926) e provoca l’obiettivo con suggestioni continue, in un flusso di coscienza visionario che Jacek Sotomski accompagna arditamente con suoni, stridii, rumori. E infine con L’Étoile de mer (1928) la curiosità della composizione di Martin Klusák dialoga, a tratti con toni arditi, con la poesia frammentata di immagini che Ray cattura – quasi raccogliendole da una rete gettata a pescare pezzi di realtà – è assembla ispirandosi a un’opera di Robert Desnos.

@gbmarchetto

CINEGOGA #5, visto alla Španělská synagoga in Praga CZ