La Bayadère in versione integrale firmata Javier Torres

Posted on 19 novembre 2015

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la-bayadere-michal-stipa-nikola-marova-foto-anna-rasmussen (1)Praga CZ – Opera antica quanto il romanticismo che ne pervade il plot, le scene, la stessa ambientazione in un’India irreale ed esotizzante, La Bayadère disegnata da Marius Petipa sulle musiche di Ludwig Minkus è stata oggetto di riprese che ne hanno segnato l’impianto stesso in maniera profonda. Se già nella prima rappresentazione al Bolshoi il quarto atto (il rito tragico del matrimonio mancato tra Solor e la principessa Gamzatti) fu sacrificato sull’altare dell’ottimismo postbellico, in molte riprese successive fu ugualmente tralasciato per dare enfasi all’incanto del Kingdom of the Shades.
Ecco perché l’allestimento commissionato dal direttore Zuska a Javier Torres con il corpo di ballo del Národní divadlo è in effetti la prima versione integrale mai andata in scena a Praga. Apprezzata dal pubblico, che ha affollato la sala per tutte le serate di programmazione alla Státní Opera, La Bayadère firmata dal coreografo di origine messicana ha il pregio di un ritmo accattivante, tenuto costantemente in funzione di una presa sul pubblico.
Gli interpreti sono puliti, anche se i due primi ballerini non sono travolgenti: il Solor di Michal Štípa è piuttosto freddo e tralascia la componente passionale che, quando anche non venga dall’espressività, è solitamente associata a una spinta tecnica ambiziosa negli assolo (spesso presentati nei Gala). Štípa invece, come in altre performance, è misurato e in qualche maniera non asseconda l’impeto del protagonista.
Più espressiva e coinvolgente, senza dubbio, la Nikia di Nikola Márová. Capace di cogliere l’immaginario esotico con la sensualità drammatica dello sguardo e dei movimenti, la danzatrice convince pur con qualche ‘disequilibrio’ che a tratti compromette la pulizia degli assolo.
Davvero apprezzabile in tutta la prima parte, nel suo ruolo di comprimaria (Gamzatti), la francese Sophie Benoit. Pulizia, precisione, misura le consentono di offrire una prova dai toni nobili. Peccato che nel terzo e quarto atto, forse per stanchezza ma probabilmente anche per la pesantezza di un costume ingombrante, appaia meno efficace.
la-bayadere19Nel complesso va invece riconosciuta una convincente prestazione del corpo di ballo del Národní divadlo. Le ballerine di fila propongono un buon coordinamento sincronico e anche nella lunga teoria di arabesque del Kingdom of the Shades – che Torres imposta su piani declinanti sul fondale per poi concludere sul palcoscenico – mantengono un portamento coerente. Potente e affiatata, tutt’altro che semplice negli incroci, la danza cerimoniale del gruppo maschile che propone anche momenti di acrobazia suggestivi.

@gbmarchetto

visto alla Státní Opera – Praga CZ

 

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