Balanchine senza tempo seduce oltre l’esecuzione

Posted on 19 aprile 2012

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Legnago VR – Sono passati più di sessant’anni e viene immediato chiedersi, mentre si osservano in scena le coreografie disegnate da George Balanchine per Les Quatre tempéraments, quale potesse essere nel 1946 la reazione a quegli equilibrismi formali, alla destabilizzazione dei corpi, ai gesti interrotti smontati e rimontati da quel genio approdato negli Usa dai Ballets russes. E ad un tempo, osservando l’allestimento del Ballet de l’Opéra National de Bordeaux – visto in scena al Teatro Salieri di Legnago – si riconoscono i limiti dell’esecuzione, senza per questo riuscire a distogliere l’attenzione dalla densità prospettica del disegno coreografico.
Nella “Serata Balanchine” della compagnia francese, guidata da Charles Jude, si sono visti tre lavori che restituiscono il peculiare orientamento del coreografo verso una forma di perfezionismo parossistico e raffinato della forma. Con “Who Cares?” il coreografo russo-americano si serve dei brani di Gershwin per provocare i danzatori: i toni sono leggeri, le melodie strizzano l’occhio, ma proprio per questo si rischia di cadere nella tentazione di sottovalutare la necessità di rigore. E questo sembra l’esito del gruppo di Bordeaux.
Nettamente più centrata la performance sulla “Sonatine” di Ravel, creata da Balanchine nel 1975 per celebrare i cento anni dalla nascita del compositore. L’esecuzione di Oxana Kucheruk e Igor Yebra è intensa e calibrata sulla sinuosa lettura del contrappunto coreografico. I disequilibri sono controllati, il movimento è netto ma non per questo artificioso.
La sfida forse più impegnativa sono senza dubbio “Les Quatre Tempéraments”, su musica originale di Paul Hindemith, che data 1946. I temperamenti fondamentali, legati ai quattro elementi (acqua, terra, aria, fuoco), offrono lo spunto per sottrarre ogni drammaturgia e concentrare l’attenzione sul movimento. Nella partitura si alternano passi a due, interventi solistici e movimenti corali, ma nella disomogeneità della qualità interpretativa quello che fa sorridere (di ammirazione) è la bellezza spiazzante di gesti che hanno quasi settant’anni, che a tratti danno un brivido per quello scarto imprevedibile che il corpo può permettersi se controllato, contratto, piegato, slanciato, plasmato per essere macchina e strumento in balia della musica.

Giambattista Marchetto

video dal Ballet de l’Opéra National de Bordeaux

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