20130812-002722.jpgVenezia – Difficile trovare nella pur intellettualmente raffinata e complessa produzione drammaturgica di Thomas Bernhard un’opera ardita quanto Ritter, Dene, Voss. I protagonisti del dramma filosofico, che si articola nell’angusta atmosfera di un interno borghese con ritratti di famiglia, sembrano concentrati nel tentativo di dare verosimiglianza ad una traversata su un filo teso sull’abisso.
Nella messinscena raffinata e rigorosa di Krystian Lupa la poetica dell’estremo è nascosta sotto il rigore stilistico di un impianto dall’apparenza tradizionale. Ma i tre magnifici attori dello Stary Teatr – Malgorzata Hajewska-Krysztofik, Agnieszka Mandat e Piotr Skiba – restituiscono la tensione drammatica che si respira nella ‘normalizzazione’ intellettuale che esplode in rabbia contro la vita, colpevole di non rispondere al rigore chiaro della matematica. Se “il mondo è l’insieme dei fatti, non delle cose”, per dirla con Wittgenstein, la delusione del mondo e per il mondo è ben più che un rischio.
Il testo è ferreo. Rinchiuse dentro gabbie di pregiudizio e concetti formali, attrici dall’identità appannata, due sorelle dedicano attenzioni morbose ad un fratello pazzo conclamato. Ed è alla sua follia che Bernhard affida la conduzione di un’orgia nichilista della razionalità. Una ricerca, frustrata, di un senso nell’esistere si riverbera nella rabbia di riconoscere i limiti di una umanitudine fatta di pulsioni e repulsioni, di silenzi e brutalità.
Con l’ironia urticante che gli è propria, Bernhard stringe in una camicia di forza non il protagonista, ma l’intera umanità inchiodata nella stanza come in una foto antica. E sulla dinamica tra verità e rappresentazione, tra senso e significato – echeggiando appunto Wittgenstein – il drammaturgo austriaco lacera il subconscio oscuro dei propri personaggi e ne espone paradossi e indecenze.
La scelta di Lupa è di massima adesione allo spirito dell’opera, spingendosi ad un iper-realismo che dà corpo alla parola (anche se per chi non comprende il polacco risulta ostico seguire sopratitolata l’intensità di Bernhard per oltre tre ore). E lo iato tra i fatti e le cose si allarga.

Giambattista Marchetto

visto al Teatro Goldoni di Venezia, nel programma del 42. Festival Internazionale del Teatro de La Biennale

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