La leggerezza del nonsense di Baro d’Evel

Posted on 28 luglio 2016

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baro-devel2-790x490Venezia – Quando le luci si accendono, inizia l’indagine del nonsense. Donne, uomini e una bambina, cavalli, pappagalli e un corvo muovono passi surreali sulla pista sotto lo chapiteau del circo Baro d’Evel, che con Bestias ha inaugurato la 44. edizione del Festival Internazionale del Teatro della Biennale diretto da Àlex Rigola.
La compagnia franco-catalana gioca sulla scena circolare una cerimonia di iniziazione alla necessità dell’inutile. Non serve una drammaturgia, se non come negazione di se stessa. E non serve l’esibizione – di piccole acrobazie, di piccoli volatili ammaestrati, di piccoli gesti poetici, di piccole coreografie – perché il gioco sembra essere fine a se stesso.
Gli artisti/animali e gli animali artisti di Baro d’Evel non hanno la poesia commovente di altri gruppi del nouveau cirque (soprattutto francesi), non hanno il rigore che altre compagnie europee portano in scena, non sono travolgenti o pirotecnici come qualche gruppo spagnolo passato nei festival europei. Eppure è forse in questa giocosa leggerezza senza sostanza, nella confusione tra ‘normalità’ e stupore, nel rimescolamento tra umanità e animalità (chi conduce chi?) che si trova la cifra di un lavoro capace di conquistare il pubblico. Non serve drammaturgia per rivelare che “va a finire che tutto finisce”, basta in tête-à-tête con un corvo per dichiarare che “l’umano non ha più valore”. E allora l’uomo si fa scimmia e il cavallo si fa sberleffo, le balle di fieno danzano e la domatrice si fa voce potente che rompe il silenzio.
Tra dialoghi beckettiani (con minore densità) e voluttà felliniane (non troppo oniriche), tra schermaglie keatoniane (con il sorriso) e gorgheggi operistici (meno seriosi), il lavoro di Baro d’Evel evoca visioni già conosciute ed emozioni già provate. Eppure va bene così, come un gioco che conosci ma ti alleggerisce i pensieri dentro il cappello.
Non serve l’intimità con lo spettatore, che rimane oltre la parete come non accade nel circo. Non serve la densità delle parole. Basta ammiccare con il sorriso e… les jeux sont faits.

visto a Marghera, nello chapiteau della compagnia, allestito per la Biennale Teatro 2016